Trapani, seduta fiume in Consiglio comunale. L’opposizione attacca Tranchida
Un’aula che si svuota, un sindaco che resta praticamente solo a replicare, e l’opposizione che alza i toni e promette una mozione di sfiducia. Si è conclusa così la seduta del Consiglio comunale di Trapani del 31 luglio 2025, convocata per discutere la relazione semestrale del sindaco Giacomo Tranchida sullo stato di attuazione del programma amministrativo, come previsto dalla L.R. n. 3/2024.
Quella che doveva essere una mera formalità si è trasformata nell’ennesima resa dei conti in un’aula sempre più spaccata, fra silenzi imbarazzanti, assenze significative e dichiarazioni che somigliano sempre più ai primi rintocchi di una campagna elettorale permanente.
Non usa mezzi termini la nota diffusa dalle forze di opposizione all’indomani della seduta:
“Dopo il nostro intervento, in cui sono state smontate con puntualità e dati alla mano le affermazioni contenute nella relazione del Sindaco, Tranchida ha chiesto di replicare. Ma in aula erano rimasti solo un paio di assessori e tre consiglieri di maggioranza. Gli altri, semplicemente, sono evaporati”.
La scena è stata resa ancora più evidente dalla richiesta formale di verifica del numero legale presentata da Maurizio Miceli, che ha chiuso il suo intervento (durato esattamente un’ora) impedendo di fatto la replica del sindaco.
La nota delle opposizioni incalza:
“Un gesto politico chiaro: mostrare a tutti che la maggioranza non c’è più. Non nei numeri, non nella coesione, e ormai neppure nella dignità istituzionale”.
Una relazione fra proclami e impianti sportivi
La relazione di Tranchida – corposa, articolata per deleghe assessoriali – elenca gli interventi realizzati negli ultimi due anni: riqualificazioni, bandi vinti, lavori in corso su edilizia scolastica e impianti sportivi, recupero di spazi urbani. Eppure, agli occhi di molti – dentro e fuori dall’aula – appare come una narrazione “troppo ottimistica”, una lista di buone intenzioni con pochi numeri concreti, che lascia fuori le emergenze reali della città.
Maurizio Miceli ha accusato l’assessore regionale Mimmo Turano di essere la vera causa della sua sconfitta elettorale nel 2023, per aver sostenuto – da esponente del governo Schifani – la coalizione di centrosinistra guidata da Tranchida.
“È ora di mettere fine a questa contraddizione. Telefonerò al Presidente Schifani e gli chiederò di chiarire se Turano vuole restare assessore o sostenere la maggioranza di Tranchida”.
Miceli ha poi spostato il dibattito dai contenuti della relazione ad una riflessione più ampia: poca concretezza, nessun dato sul Pnrr, tanti proclami ma pochi risultati misurabili. “Una narrazione bella, come una donna agghindata, ma di cui non si guarda l’intelligenza”.
Una maggioranza silenziosa (e assente)
Col passare delle ore, i banchi della maggioranza si sono svuotati. Alla fine, accanto al sindaco, sono rimasti solo il presidente del Consiglio Alberto Mazzeo, Angela Grignano e Baldo Cammareri. Non c’era un voto in ballo, ma la scena è sembrata plastica: il sindaco a parlare da solo, l’opposizione ad attaccare, la maggioranza a defilarsi.
Alcune voci parlano di un rimpasto imminente, e molti, forse incerti sul proprio destino, preferiscono restare in silenzio. Ma anche l’opposizione, a ben vedere, non appare compatta: i consiglieri del gruppo “Amo Trapani” hanno lasciato l’aula in anticipo, segno – forse – di tensioni interne.
Una politica da campagna elettorale infinita
Il Consiglio comunale del 31 luglio, più che discutere una relazione, ha messo in scena un’altra puntata dell’eterna campagna elettorale che si consuma ormai da due anni, fra colpi di scena, assenze strategiche, attacchi personali e tatticismi che poco hanno a che fare con le reali priorità della città.
E mentre fuori dall’aula crescono le preoccupazioni per l’emergenza idrica, la manutenzione urbana, la qualità dei servizi, dentro si litiga sul nulla o quasi. Una politica che parla a se stessa, spesso incapace di fare massa critica, che preferisce affidare il proprio consenso ai social. Dimenticando, forse, che alle amministrative votano ancora i cittadini. E che ogni silenzio – o fuga dall’aula – prima o poi si paga.
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