La motoape-ambulanza e il femore rotto. Sanità siciliana allo sbando
Un giornalista, una frattura al femore, una motoape al posto dell’ambulanza. È accaduto in Sicilia, nel 2025. Sull’isola di Stromboli, per la precisione, dove l’unico mezzo di soccorso è fuori uso da mesi e dove Francesco Viviano, storico inviato di Repubblica, ha vissuto sulla propria pelle un’esperienza che sembra uscita da un racconto surreale – ma è solo l’ultimo capitolo del disastro sanitario isolano.
A raccontare tutto, con foto e indignazione, è lo stesso Viviano. Caduto sull’isola durante un breve soggiorno, si ritrova con un femore fratturato. Ma nessuna ambulanza lo può trasportare all’elisuperficie per il soccorso d’urgenza verso Messina. A sostituirla, una motoape guidata da un muratore, commosso e disponibile. Ad assisterlo durante il trasporto, due muratori marocchini che, in assenza di infermieri, fanno quello che possono. Nessuna leggenda urbana, ma una testimonianza diretta condita da sarcasmo e amarezza: «Qualcuno faccia arrivare queste foto a Schifani e ai suoi assessori».
Il caos al Pronto Soccorso
La disavventura non si è conclusa con il volo in elisoccorso. Al Papardo di Messina, racconta Viviano, è stato lasciato in barella per ore. Nessuno lo prende in carico. Solo dopo una lunga attesa e dopo essersi spazientito ottiene risposta da un medico: «Ancora non sappiamo». Infine, il trasferimento al Policlinico, dove è stato operato con successo. Ma il danno – fisico, simbolico e politico – è ormai compiuto.
La reazione tardiva della Regione
Il caso ha suscitato forte eco mediatica. Tanto da costringere il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani a intervenire personalmente. Dopo aver telefonato a Viviano per esprimere vicinanza, ha disposto un’ispezione sia all’Asp di Messina che all’ospedale Papardo. «Faremo tutto il necessario per accertare responsabilità», ha promesso. L’assessore alla Sanità, Daniela Faraoni, ha annunciato l’arrivo a settembre di un mezzo “speciale” per Stromboli.
Ma è troppo poco, troppo tardi. Lo denunciano anche le opposizioni all’Ars. «La motoape-ambulanza non è che l’ultimo scandalo di una sanità allo sbando», afferma il capogruppo M5S Antonio De Luca, che chiede da mesi una seduta parlamentare urgente sullo stato della sanità siciliana. E snocciola altri episodi: il ritardo mostruoso nelle refertazioni all’Asp di Trapani, la gamba trattata con un cartone a Patti, l’uomo morto a Palermo dopo 17 giorni d’attesa per un intervento, le liste infinite per visite e ricoveri.
«Se il governo regionale avesse lavorato per risolvere i problemi con la stessa efficienza con cui ha lottizzato poltrone e incarichi nelle aziende sanitarie – conclude De Luca – oggi non saremmo in queste condizioni».
Il simbolo di un sistema malato
Il caso Viviano è diventato virale perché colpisce l’immaginario: un professionista noto, una frattura, un trasporto di fortuna tra i turisti e l’indifferenza istituzionale. Ma non è un’eccezione: è il sintomo di un sistema sanitario che nelle isole minori e nelle province marginali è letteralmente al collasso, e che continua a sopravvivere grazie all’abnegazione di pochi operatori sanitari e alla solidarietà improvvisata di cittadini comuni.
La foto di una motoape che sostituisce l’ambulanza – in una delle mete più gettonate del turismo internazionale – è già diventata simbolo di una Sicilia dove l’assistenza pubblica è lasciata al caso, all’improvvisazione, al volontariato spontaneo.
E forse non c’è ispezione o dichiarazione che potrà cancellare quest’immagine.
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