E' allarme nei vigneti del Trapanese, tra peronospora aggressiva e attacchi di cicalina
L’intero comparto vitivinicolo del territorio compreso tra Mazara del Vallo e Marsala è sull’orlo di una crisi senza precedenti. Gli agricoltori parlano apertamente di una “ecotomba” se non verranno adottati immediati provvedimenti per salvare le colture.
Quest’anno, oltre alle difficoltà croniche legate alla scarsità d’acqua e alla siccità, i vigneti si trovano a fronteggiare due minacce devastanti: la peronospora (Plasmopara viticola), particolarmente aggressiva nella sua forma “larvata” nonostante i numerosi trattamenti effettuati, e un attacco anomalo e precoce della cicalina della vite (Empoasca vitis).
Le piante, già indebolite dalla calura e dalla mancanza di risorse idriche lo scorso anno, non sono riuscite a riprendersi. Le conseguenze sono drammatiche: foglie che ingialliscono e cadono anzitempo, grappoli che non giungono a maturazione ottimale e un rischio concreto di danni strutturali ai vigneti.
Le varietà più colpite includono Nero d’Avola, Syrah, Grillo e Catarratto, pilastri della produzione locale e simboli della tradizione enologica siciliana. Le zone costiere –comprensorio servito dal bacino Trinità, comuni di Mazara del Vallo, Petrosino, Campobello, Marsala – riportano la stessa situazione di sofferenza.
Gli agricoltori denunciano anche la mancanza di infrastrutture essenziali in campagna: l’assenza di acqua proveniente dalle dighe si traduce in una difficoltà estrema nel sostenere le piante durante l’estate, proprio quando avrebbero più bisogno di risorse per garantire la produzione dell’anno successivo.
La cicalina, pungendo le foglie e nutrendosi della linfa, accelera la caduta della vegetazione e compromette la fotosintesi, con conseguenze irreversibili sulla qualità e quantità dell’uva. “Quella poca uva che resta rischia di non maturare”, avvertono i produttori.
La situazione è stata segnalata ai deputati regionali, ma la promessa di affrontare il problema a settembre suscita rabbia e frustrazione. “A quel punto sarà troppo tardi”, avvertono gli addetti ai lavori.
Se non arriveranno interventi rapidi – sia sul fronte fitosanitario sia su quello delle infrastrutture idriche – il territorio rischia di perdere non solo una stagione produttiva, ma un patrimonio agricolo e culturale costruito in secoli di lavoro.
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