Trapani, rami caduti e segnalazioni ignorate: eritrine tra politica, ritardi e pericoli
Trapani torna a dividersi sulle eritrine. La caduta di due rami il 16 agosto – uno davanti a Questura e Prefettura, l’altro in via Salvatore Calvino – ha riaperto lo scontro politico sulla gestione degli alberi monumentali. Il caso non è più solo di cronaca: le accuse si intrecciano con le contraddizioni dell’amministrazione e i richiami degli ambientalisti.
Il ramo caduto in centro storico, proprio nello stesso punto in cui un anno fa una coppia di turisti si salvò per miracolo, ha reso evidente quanto sia fragile il confine tra patrimonio e pericolo. E a pochi metri dal comando della Polizia municipale, un altro ramo ha colpito un’auto parcheggiata: nessun ferito, ma solo per fortuna.
Le eritrine non sono alberi qualsiasi. Piantati nell’Ottocento, sono iscritti nell’elenco regionale delle piante monumentali e inseriti anche nel database nazionale Sian. Sono piante rare, dal grande valore paesaggistico, capaci di accumulare anidride carbonica e di dare ombra e colore alle strade. Ma sono anche fragili: hanno più di 140 anni e necessitano di cure costanti.
Oggi, però, l’attuale giunta è di parere diverso. Sulla base di uno studio presentato già nel 2017 dal Demetra Società Cooperativa Sociale, è stata presa la decisione di abbattere una parte degli esemplari. Dei 38 alberi dislocati tra viale Duca d’Aosta, piazza Vittorio Veneto, via Calvino e piazza Cimitero, 18 sono già stati eliminati. La motivazione ufficiale è sempre la stessa: fragilità delle piante e necessità di garantire la pubblica sicurezza. Necessità rafforzata dai recenti episodi di cronaca.
Intanto, le polemiche non mancano. Il consigliere Nicola Lamia (FdI) ricorda di aver scritto all’assessore al Verde Emanuele Barbara già a fine luglio. «Sono intervenuti, ma hanno potato tutti gli alberi tranne quelli più pericolosi che avevo indicato – dice – li ho sollecitati pochi giorni prima». Poi la cronaca di Ferragosto ha fatto il resto.
L’agronomo Filippo Salerno, voce storica del Comitato Pro Eritrine, non nasconde l’amarezza: «Quest’anno, con la pioggia abbondante, gli alberi sono cresciuti di tre metri. Vanno tenuti bassi, non si può aspettare tre anni per intervenire. Queste piante hanno 140 anni, sono splendide ma fragili. Il problema è il baricentro: se crescono troppo e il tronco è cavo, il rischio di sbrancamento è altissimo. La fortuna ha voluto che il ramo crollasse alle 8.30, ma in un orario affollato avremmo rischiato la strage».
L’assessore Barbara ammette le difficoltà: «Sono alberi difficili da curare, bisognosi di manutenzione continua. Noi non siamo un orto botanico, ma un Comune che deve garantire la sicurezza. Intervenire ogni 8-9 mesi sarebbe necessario, ma non sempre è possibile in un ente pubblico». Una giustificazione che lascia aperti più dubbi che certezze.
In mezzo ci sono i cittadini, che vedono cadere rami davanti a supermercati e uffici pubblici, e si chiedono se la politica locale non stia rincorrendo gli eventi invece di prevenirli. Le eritrine restano lì, monumenti viventi che Trapani ha difeso per anni, ma che oggi appaiono più come un rischio che come un patrimonio. E il Ferragosto di paura ha mostrato, ancora una volta, che la linea del Comune oscilla tra cura e abbattimento, segnalazioni ignorate e risposte tardive.
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