Acqua in Sicilia. Il report impietoso della Corte dei Conti: sprechi, ritardi e cattiva gestione
In Sicilia l’acqua c’è, ma si perde. È questa la sintesi impietosa del report della Corte dei Conti sulla gestione della crisi idrica nell’Isola. Nonostante la regione disponga di una buona dotazione di risorse, a mancare è una governance efficiente, tra reti colabrodo, dighe a mezzo servizio e un sistema frammentato e disorganico.
Perdite record: metà dell'acqua va sprecata
Il dato più eclatante riguarda le perdite nella rete idrica: oltre il 52% dell’acqua distribuita viene dispersa. In alcune aree, come Siracusa e Catania, si arriva fino al 68%. Una situazione che peggiora con l’aumento della domanda legata al caldo estremo, all’agricoltura e all’industria.
Infrastrutture vecchie, dighe interrate e fuori uso
Le dighe siciliane non fanno meglio. Su un potenziale di 1,1 miliardi di metri cubi d’acqua, solo il 67% è effettivamente utilizzabile. Colpa dell’interrimento – milioni di metri cubi di fango mai rimossi – e della mancata manutenzione. Molte dighe sono in esercizio provvisorio, senza collaudo, altre fuori uso da anni. Il caso più emblematico è quello della diga Blufi, mai entrata in funzione.
Frammentazione e caos burocratico
Il settore idrico in Sicilia è un labirinto amministrativo. Le competenze sono divise tra ATO, ATI, Regione, Comuni, ARERA e il Dipartimento Acque e Rifiuti (DAR), che paradossalmente svolge sia il ruolo di controllore che di gestore delle dighe. Una situazione che genera conflitti di interesse e rallenta gli interventi. In alcune province gli ATO non sono neanche operativi e molti Comuni gestiscono il servizio senza titolo giuridico.
Ritardi e fondi bloccati
I finanziamenti ci sono, ma restano impantanati. Degli oltre 800 milioni di euro programmati per migliorare le reti e gli impianti, molti interventi risultano non avviati, bloccati da contenziosi o privi dell’obbligazione giuridicamente vincolante. Alcuni fondi sono già stati revocati. Anche i nuovi dissalatori – previsti a Trapani, Gela e Palermo – viaggiano su binari lenti, nonostante i fondi PNRR e l’intervento del commissario straordinario.
Concessioni obsolete e canoni irrisori
Un altro nodo è quello delle concessioni idriche. Molte risalgono a oltre 50 anni fa e non sono mai state aggiornate. I canoni sono del tutto inadeguati, tanto che il DEFR 2025-2027 propone di rivalutarli di oltre il 500%. Emblematico il caso di Siciliacque, partecipata regionale al 25%, che non paga nulla per l’acqua che distribuisce, ma solo per l’uso delle infrastrutture.
Serve un cambio di rotta, subito
La Corte dei Conti fotografa una realtà in emergenza permanente, dove gli effetti del cambiamento climatico si sommano a una gestione carente e disordinata. Senza una riforma profonda del sistema idrico, la Sicilia continuerà a sprecare la sua risorsa più preziosa: l’acqua.
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