Trapani, acceso il dissalatore: l’acqua attesa tra il 15 e il 20 ottobre
«Abbiamo acceso l’impianto, è una prima fase di prova del sistema di dissalazione. L’acqua nelle condotte arriverà tra il 15 e il 20 ottobre». Così a La Sicilia il capo della Protezione civile regionale e commissario per l’emergenza idrica Salvo Cocina, confermando che il dissalatore installato nelle Saline di Trapani è passato alla fase di avviamento tecnico.
L’opera – seguita in conferenza di servizi anche dal Wwf, con prescrizioni ambientali dedicate alla Riserva – entra ora nel periodo dei test: si verificano rese dei moduli a osmosi inversa, pressioni, filtraggi e controlli di qualità dell’acqua prodotta. Siciliacque, soggetto attuatore, affianca la Protezione civile nelle prove e nel graduale inserimento in rete.
Perché è importante (adesso)
La notizia arriva nel mezzo dell’ennesima emergenza: blackout ai pozzi di Bresciana e nuovo scontro tra Comune ed Enel. In questo quadro, anche un apporto iniziale ridotto può fare la differenza nei turni.
Fase 2 (entro tre settimane): salita a 100 l/s (circa 8.640 m³/giorno).
Fase 3 (entro il 2026): raddoppio della capacità con il trasferimento del dissalatore mobile di Porto Empedocle e relativo potenziamento.
Per avere un’idea: 25 l/s possono coprire in teoria il fabbisogno giornaliero di 10–15 mila persone; a 100 l/s si può salire verso 50–60 mila (stima teorica, prima delle perdite di rete e dei mix con le altre fonti).
Le perplessità del Comune
Soddisfazione, sì, ma non trionfalismi da Palazzo d’Alì. Il sindaco Giacomo Tranchida mantiene il profilo prudente: l’impianto aiuta, ma non risolve da solo una crisi strutturale fatta di guasti, reti vecchie e dipendenze energetiche. Tradotto: bene il dissalatore, ma senza affidabilità elettrica e riduzione delle perdite (storicamente elevate) l’effetto-rimedio rischia di annacquarsi.
Cosa cambia per i cittadini (in pratica)
Quando: tra 15 e 20 ottobre i primi volumi in rete; poi incremento graduale.
Dove: priorità alle aree più stressate dai turni (scelte tecniche in capo al gestore della distribuzione).
Qualità: l’acqua dissalata è potabile e a bassa salinità; spesso viene miscelata con altre fonti per ottimizzare gusto e durezza.
Tariffe: nessun cambiamento annunciato ora; i costi di produzione (energia, manutenzione) incidono, ma le politiche tariffarie sono decise a valle, in ambito regolatorio.
Le incognite (che diranno se è una svolta)
Energia e continuità: l’osmosi inversa “beve” kWh. Senza forniture stabili e costi sotto controllo, anche il dissalatore soffre.
Rete e perdite: immettere più acqua in una condotta che disperde è come riempire un secchio bucato: serve accelerare su sostituzioni e distrettualizzazioni.
Salamoia: gestione e monitoraggi della concentrazione di sali in uscita devono restare sotto attenzione (ARPA, prescrizioni WWF).
Tempi del raddoppio: il vero salto è a 100 l/s stabili e poi al potenziamento 2026 con l’unità da Porto Empedocle: qui si gioca la partita.
La mappa siciliana dei dissalatori
Gli impianti di Gela e di Porto Empedocle sono già in esercizio (quello agrigentino, però, non ha ancora dato benefici tangibili sul territorio). Trapani – se i test andranno a regime e la rete reggerà – può diventare il caso-pilota di un mix più resiliente tra pozzi, acquedotti regionali e acqua dissalata.
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