×
 
 
24/10/2025 06:00:00

A Castelvetrano, la sagra del pane nero (e dell’AI)

Nel pieno brulichìo della Sagra del Pane Nero, lo scorso weekend a Castelvetrano, la Chiesa del Purgatorio – come del resto anche le altre chiese nel Sistema delle Piazze – era l’angolo di pace. Varcando la soglia, si veniva inghiottiti da un silenzio piacevole, solenne di sicuro, praticamente un invito alla contemplazione. 


La Chiesa del Purgatorio è stata inaugurata nel 1664, lo dice pure il FAI, ma a noi – onestamente – questo non interessa. Come non ci interessa il fatto che sia stata sconsacrata, diversi secoli più tardi, e che sia ora il teatro di certi eventi cittadini, e sede di un’associazione musicale. Non ci interessa perché, sempre varcando la soglia, il legame con la realtà – con la Storia – si faceva sottile al punto da scomparire.


Oggi, chiunque entri dentro la chiesa, può infatti ammirare sei pannelli posti ai lati della navata. Più che pannelli, sono enormi teli plastificati, grandi quanto l’intero ingresso delle cappelle laterali; ogni telo raffigura un dipinto, o un dettaglio, o anche – c’è pure questo – un’illustrazione. Perché siano lì, lo sappiamo, anzi, lo intuiamo: le immagini mostrano scene legate alla musica, per cui ci sarà un flauto da qualche parte; uno spartito. E intuiamo che svolgano una doppia funzione. Da un lato, probabilmente, migliorano l’acustica dello spazio, il che torna utile visto che la Chiesa del Purgatorio ospita da poco una scuola di musica, l’Akkademia Musicale. Dall’altro contribuiscono a creare un’atmosfera da “tempio della musica” che, si suppone, era forse anche l’obiettivo del direttivo dell’Akkademia. E nulla da togliere a questo scopo nobile, ci mancherebbe. Viva la cultura. 


Peccato per un piccolo – minuscolo – dettaglio che però difficilmente può sfuggire agli occhi di chi ha usato internet negli ultimi tempi. Ovvero: tutte le immagini sono state prodotte dall’intelligenza artificiale. Con effetti che, se già sono sconcertanti (o uncanny, come si usa dire adesso) in una piccola riproduzione su uno schermo, figuriamoci come debbano apparire su un pannello di quel tipo, due metri per tre, visibile da ogni punto della navata.
Qualcuno – forestieri immaginiamo, considerando l’afflusso di gente in occasione della sagra – si guardava attorno meravigliato e tirava fuori il telefono per scattare una foto ricordo. Qualcun altro, a bassa voce, si chiedeva se si trattasse di una riproduzione di dipinti originali della Chiesa del Purgatorio, dipinti secenteschi magari, opere d’arte. E intanto dal pannello, pupazzi con facce horror (senza occhi, con i nasi fuori asse, i visi deformi) prendevano il posto di santi, apostoli, madonne e cherubini.

Una signora, con le mani congiunte, seduta su una delle grandi panche di legno, pregava – o qualcosa di simile –, di fronte a un’abside senza croce, e circondata da figure AI come nuovi idoli, e veniva da chiedersi (ma veramente) cosa è reale e cosa no, in questi tempi di intelligenza artificiale, e se pure lo spirito può essere ingannato.


Daria Costanzo