Diventare italiana non è soltanto il titolo dell’ultimo libro della giornalista tedesca Petra Reski, pubblicato da Zolfo Editore, ma anche il racconto di una scelta di vita. Da quasi quarant’anni residente a Venezia, corrispondente per testate come Die Zeit e Frankfurter Allgemeine Zeitung, Reski intreccia in queste pagine la sua storia personale con quella di un’Italia osservata, vissuta, e infine abbracciata fino in fondo — anche a costo di scontrarsi con la sua burocrazia e le sue contraddizioni.
L’Italia come destino
Il libro, tradotto da Stefano Porreca, è un viaggio ironico, appassionato e malinconico insieme. Reski racconta il percorso che l’ha portata a chiedere la cittadinanza italiana — una battaglia lunga e tutt’altro che simbolica — per poter “votare nel Paese che amo”, come scrive. Ma la sua non è una semplice storia amministrativa: è il percorso di una donna che, dopo essere arrivata in Sicilia alla fine degli anni Ottanta per un reportage sulla “Primavera di Palermo”, ha scelto di restare.
Tra le pagine scorrono trent’anni di cronaca e costume: dal crollo della Prima Repubblica all’ascesa di Berlusconi, dai processi di mafia alle piazze del Movimento 5 Stelle, fino ai paradossi della politica contemporanea. Con lo sguardo tagliente e affettuoso di chi si sente parte del Paese che racconta, Reski ci accompagna in tribunali, treni, osterie, redazioni e talk show, restituendo l’Italia per quella che è: sporca e splendida, disperata e vitale, piena di ingiustizie ma anche di passione civile.
Un amore critico
Il tono del libro è quello di una corrispondente che ha smesso di essere straniera, e che racconta con ironia la sua naturale “italianità acquisita”:
“È imperfetto, commette peccati, è perfido e, talvolta, perfino diabolico. Eppure lo amo”.
Nel suo racconto c’è lo stupore di chi guarda l’Italia dall’esterno e insieme la vive dall’interno: la burocrazia grottesca, le file interminabili, i paradossi della giustizia, ma anche la generosità delle persone, la bellezza dei paesaggi, la ricchezza di un’identità mai lineare.
E poi ci sono le esperienze dirette con la stampa e la politica, come l’intervista a Beppe Grillo nel 2013, la manipolazione delle sue parole da parte dei media e la successiva ospitata (interrotta) da Michele Santoro in televisione — un episodio che racconta bene l’ambiguità e il nervosismo dell’informazione italiana.
Un racconto che parla anche di noi
Diventare italiana è, in fondo, un libro che parla dell’Italia vista con amore, ma senza indulgenza. Petra Reski scrive come chi, dopo anni di osservazione, non riesce più a tenere le distanze. La sua voce, ironica e lucida, racconta un Paese che cambia e non cambia mai, in cui la bellezza convive con la decadenza, la speranza con la rassegnazione, e dove “i politici non muoiono mai”.
Il risultato è un ritratto sincero e vibrante, capace di restituire il fascino e la frustrazione del vivere italiano, ma anche la profonda affezione di chi sceglie di appartenere, nonostante tutto, a questo Paese.
Petra Reski, “Diventare italiana. L’avventura sentimentale e politica di una tedesca nel Belpaese” Zolfo Editore, 2025 – traduzione di Stefano Porreca – pp. 256 – €18
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