New York volta pagina: lo schiaffo di Mamdani a Trump nella sua città natale
Il nuovo sindaco di New York è uno schiaffo a Donald Trump, ironia della sorte proprio nella città che gli ha dato i natali.
Il neo primo cittadino è Zohran Mamdani, 34 anni, nato in Uganda, di fede islamica sciita e cittadino americano dal 2018. La sua elezione rappresenta una svolta storica per la città.
Figlio di un padre ugandese musulmano e di una madre indiana di religione induista, Mamdani incarna in sé la multiculturalità del mondo contemporaneo. Membro dei Democratic Socialists, ha vinto le elezioni con il forte sostegno dei giovani e dei progressisti, portando avanti un programma ambizioso guidato dal principio della giustizia sociale.
Cresciuto in un ambiente di alto profilo accademico e culturale — il padre è docente di politica internazionale e antropologia, la madre è una regista — Mamdani si è laureato in studi africani. Fin da giovane, la sua attività personale e politica è stata ispirata dalle origini multiculturali e dall’educazione internazionale ricevuta in famiglia.
La campagna elettorale è stata innovativa: forte presenza sui social media, linguaggio diretto e un uso sapiente della cultura popolare, anche grazie al suo passato da rapper e alle sue radici indiane.
Tra i punti principali del suo programma: l’eliminazione della concezione che la povertà sia un crimine, la regolamentazione degli affitti, la costruzione di alloggi popolari, il sostegno economico ai cittadini più vulnerabili e l’accesso universale ai servizi pubblici.
Per finanziare queste politiche, Mamdani propone una maggiore tassazione sui profitti delle grandi aziende e un’aliquota più alta sui redditi elevati.
Ha ricevuto il sostegno di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, esponenti di punta della sinistra radicale americana, nonché di figure progressiste di rilievo, fino a Barack Obama.
Trump, dal canto suo, ha reagito con i suoi consueti toni “delicati”: «Neanche un dollaro per lui», minacciando perfino l’invio della Guardia Nazionale “per garantire la sicurezza”.
L’elezione di Mamdani ha avuto una risonanza mondiale, e — come spesso accade in Italia — alcuni esponenti del PD, a livello nazionale, regionale e locale, si sono affrettati a celebrare la sua vittoria.
Un entusiasmo forse un po’ selettivo, se si considera che Mamdani è un socialista democratico e si ispira a figure come Salvador Allende, Jean-Luc Mélenchon e Alexis Tsipras.
Basti ricordare che molti iscritti del PD ritennero “troppo radicale” persino Elly Schlein, preferendo Stefano Bonaccini al congresso: fu il voto popolare a ribaltare l’esito.
Il “modello Mamdani”, almeno per ora, non è esportabile nel Belpaese. Qui la corruzione resta endemica, l’evasione fiscale nel 2022 ha toccato i 102,5 miliardi di euro (fonte: MEF), e il welfare previsto dall’articolo 38 della Costituzione rischia di diventare sempre più un’utopia.
Vittorio Alfieri
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