Nelle ultime ore è montato un allarme comprensibile: diversi Comuni siciliani – tra cui Marsala – hanno bloccato o limitato la raccolta della plastica. Una notizia che ha creato panico tra i cittadini e polemiche politiche. Ma perché sta accadendo? E soprattutto: è un problema passeggero o siamo davanti a una crisi strutturale?
Per capirlo bisogna guardare cosa sta succedendo a valle: negli impianti che selezionano, trattano e riciclano la plastica. Perché la verità è questa: la plastica non è bloccata nei Comuni, ma negli impianti che dovrebbero riceverla. E l’intera economia circolare rischia di saltare.
Un settore in crisi: riciclare plastica oggi costa troppo
A lanciare l’allarme, l’11 novembre, è stata Assorimap, l’associazione nazionale dei riciclatori: 350 aziende, 10 mila lavoratori, cioè l’anello che trasforma la plastica differenziata in nuova materia prima.
Il presidente Walter Regis ha annunciato lo stop degli impianti di riciclo:
«Continuare a produrre con perdite insostenibili è impossibile. Gli utili sono crollati dell’87% dal 2021».
Le cause:
- Energia troppo cara (la più costosa in Europa).
- Plastica vergine importata dalla Cina a prezzi stracciati.
- Plastica riciclata extra-Ue che costa meno di quella italiana.
Risultato: nessuna azienda europea riesce più a competere. E se chi ricicla si ferma, tutto ciò che raccogliamo rimane nei piazzali.
Centri di stoccaggio pieni: il vero collo di bottiglia
Regis è stato chiarissimo:
«I piazzali dei centri di stoccaggio sono già ai limiti. Se noi riciclatori smettiamo di processare i lotti, il sistema di selezione si bloccherà nel giro di poche settimane».
E cosa succede a quel punto?
I centri di selezione non hanno più spazio.Le piattaforme comunali non possono più conferire.I Comuni devono bloccare la raccolta.La plastica resta… per strada.E questo è esattamente ciò che sta accadendo in Sicilia.
Sicilia: impianti saturi e raccolta sospesa in molti Comuni
Da settimane si registrano segnali preoccupanti. Il sindaco di Misterbianco, Marco Corsaro, consigliere nazionale Anci, ha confermato lo scenario:
- Il centro di selezione Ecorek di Termini Imerese sta fermando i conferimenti.
- Altri impianti, come Domus Recycle a Catania, hanno già chiuso le porte.
- Le piattaforme provinciali dove i Comuni scaricano la plastica sono piene.
Diversi Comuni siciliani – tra cui Marsala – stanno quindi inviando comunicazioni ai cittadini: non esponete la plastica. Non perché non vogliono raccoglierla, ma perché non sanno più dove metterla.
Corsaro avverte: «Siamo già in emergenza. Senza interventi immediati, rischiamo il collasso regionale della raccolta e nuovi aumenti dei costi per i cittadini».
Il ruolo dei consorzi: Corepla tace
Corepla, il principale consorzio nazionale per la raccolta degli imballaggi in plastica, è stato più volte contattato dalle testate che seguono la vicenda.
Per ora non ha risposto.
Il silenzio non aiuta, soprattutto in un momento delicato come questo.
Le richieste dei riciclatori al Governo
Il 25 novembre Assorimap sarà ricevuta al Mase (Ministero dell’Ambiente). Queste le proposte:
- Anticipare al 2027 l’obbligo di contenuto minimo di plastica riciclata negli imballaggi.
- Riconoscere crediti di carbonio alle imprese che riciclano.
- Controlli più stringenti sulle importazioni extra-Ue.
- Incentivi a chi produce beni con plastica riciclata.
- Estendere certificati bianchi e meccanismi premianti.
Per il settore è l’ultima chiamata: «Salvare il riciclo meccanico italiano è essenziale per la transizione ecologica», dice Assorimap.
L’allarme opposto: “Attenti a chi vuole spingere sugli inceneritori”
Non tutti condividono la linea dura del fermo.
Claudia Salvestrini, direttore del Consorzio PolieCo, avverte:
«Chiudere gli impianti danneggia i cittadini. E rischia di essere una scusa per spingere verso soluzioni più comode: gli inceneritori».
In passato – ricorda – durante le emergenze si sono fatte scelte opache e affrettate, poi rivelatesi disastrose.
Salvestrini mette in guardia anche sulle esportazioni di rifiuti, spesso spediti all’estero in impianti inesistenti o non autorizzati:
«È dumping ambientale. E distrugge la filiera italiana del riciclo».
Cosa succede adesso: il caso Marsala e il rischio “plastica per strada”
Il Comune di Marsala, come molti altri, ha bloccato la raccolta.
Non per scelta politica o inefficienza locale, ma perché:
- le piattaforme siciliane non accettano più plastica,
- i centri di selezione non hanno spazio,
- i riciclatori hanno fermato gli impianti.
Una catena che si interrompe all’ultimo anello: il cittadino, che vede il servizio fermarsi e non capisce perché.
Ecco cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane
Senza un accordo nazionale, lo scenario è chiaro:
Accumuli di plastica nei centri comunali.Sospensione a intermittenza della raccolta.Aumento dei costi di smaltimento.Rischio concreto di rifiuti per strada.Una situazione che ricorda altre crisi dei rifiuti, con un elemento nuovo: questa volta il problema non nasce dai Comuni, ma dal crollo industriale della filiera del riciclo.
Un sistema in equilibrio precario
La plastica differenziata è uno dei simboli della transizione ecologica. Ma se a valle gli impianti si fermano, tutto il modello si sfalda.
Non è un problema locale. Né siciliano. È un’emergenza nazionale.
Il 25 novembre sarà un passaggio cruciale.
Fino ad allora, molti Comuni – Marsala inclusa – dovranno limitare o sospendere la raccolta, chiedendo ai cittadini un sacrificio che non dipende da loro.
Quando il riciclo si ferma, la differenziata si blocca.
E la plastica resta dov’è: nelle nostre case, e – se non si interviene – presto anche per strada.