Tari, Tranchida: “Trapani non è la quarta città più cara d’Italia. I dati reali sono..."
Non ci sta il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida. Dopo il report della UIL che colloca il capoluogo trapanese al quarto posto nazionale per Tari più cara, l’amministrazione comunale respinge la ricostruzione e rilancia: «I numeri diffusi non corrispondono ai dati ufficiali del Comune».
Lo dice chiaramente Tranchida, intervistato da Tp24, invitando a «fare una semplice verifica sul sito istituzionale, nella sezione Trasparenza».
“Per una famiglia tipo la Tari è di 489 euro, non 521”
Secondo il sindaco, la Tari per un nucleo familiare di quattro persone è pari a 489,04 euro annui, e non 521 come indicato nello studio Uil. «Questo dato – sottolinea – ci colloca al di sotto di quanto riportato dalla Uil, che non so su quali basi abbia elaborato quei numeri».
Tranchida precisa anche che la tariffa diminuisce con il calare dei componenti del nucleo familiare, come previsto dalla normativa nazionale:
tre persone: circa 400 euro annui
due persone: 331 euro
una sola persona: poco più di 280 euro
«È un principio oggettivo – spiega – più persone producono più rifiuti».
Riscossione e morosità: “Il Comune recupera il 75%”
Altro punto rivendicato dall’amministrazione riguarda la riscossione. Il Comune di Trapani, afferma Tranchida, incassa circa il 75% della Tari:
55-60% pagamenti ordinari
15-20% tramite riscossione coattiva
«Resta un 25% legato a evasione, difficoltà economiche o mancato pagamento, ma nel complesso – dice – il sistema regge».
“La differenza la fa il servizio”
Il sindaco sposta poi il confronto dal costo alla qualità del servizio. «Dal 2018 Trapani fa la raccolta differenziata porta a porta», ricorda. Un sistema domiciliare, con:
conferimento a casa o nei condomini
cassonetti con codice a barre identificabile
calendario settimanale per umido, indifferenziato, carta, plastica e vetro
«Questo – rivendica – consente di evitare discariche abusive e di raggiungere percentuali elevate di differenziata».
I numeri della differenziata
Secondo i dati citati dal sindaco:
Trapani: circa 66-70% di raccolta differenziata
Enna: 69,99%
Ragusa: 69,16%
Palermo: 19-20%
Catania: 32-33%
«La legge impone il 65%. Chi non lo raggiunge paga sanzioni, che poi finiscono in bolletta ai cittadini», osserva Tranchida. «E paga anche i costi delle bonifiche delle discariche abusive».
Ingombranti, centro di raccolta e controlli
Il sindaco rivendica anche una serie di servizi aggiuntivi:
ritiro gratuito degli ingombranti a domicilio
centro comunale di raccolta, per conferimenti straordinari
controlli contro l’abbandono dei rifiuti, con droni e telecamere mobili
Un servizio ribattezzato in dialetto “Attia tial”, “ti sto guardando”: «Per molti – dice – è più deterrente essere colti sul fatto che pagare una multa. E in alcuni casi scattano anche sanzioni penali».
Il vero problema: l’impiantistica regionale
Sul punto generale, Tranchida converge con la Uil: in Sicilia lo smaltimento dei rifiuti costa di più. Ma il motivo, sostiene, è strutturale. «Nel Nord ci sono termovalorizzatori e impianti pubblici. In Sicilia le discariche sono spesso private e i rifiuti viaggiano, diventano turisti: vanno al Nord o all’estero».
Un paradosso che pesa sui Comuni. «Con la nostra partecipata Trapani Servizi – aggiunge – da un anno aspettiamo l’autorizzazione regionale per una discarica realizzata a spese del Comune, che in passato ha servito oltre cento Comuni siciliani».
Due letture opposte, un nodo comune
Da un lato la Uil parla di pressione fiscale insostenibile e chiede una riduzione delle tariffe; dall’altro il sindaco difende numeri, servizio e organizzazione, respingendo l’etichetta di “quarta città più cara d’Italia”.
Una cosa, però, è chiara a entrambi: finché la Sicilia non risolverà il nodo dell’impiantistica, la Tari continuerà a pesare. E a far discutere.
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