Il 20 novembre 1989 Leonardo Sciascia moriva a Palermo. Trentasei anni dopo, la sua presenza continua a vivere nei libri, nelle domande che ha lasciato aperte e nella memoria di chi lo ha conosciuto da vicino.
Tra queste voci c’è quella di Nino De Vita, poeta marsalese, che alla sua amicizia con lo scrittore di Racalmuto ha dedicato Noi ci ricorderemo. Vent’anni di amicizia con Leonardo Sciascia, pubblicato da Le Lettere.
Non è un libro celebrativo. È un racconto di vicinanza, costruito attraverso incontri, silenzi, passeggiate, letture condivise e momenti quotidiani. De Vita non guarda Sciascia da lontano, come figura consegnata alla storia letteraria e civile del Novecento. Lo racconta da una distanza più intima: quella di chi lo ha frequentato per vent’anni.
Il volume si apre con il momento che segna l’inizio di tutto. Palermo, novembre 1969. Una galleria, le fotografie di Enzo Sellerio, il campanello di via Siracusa 50. Poi quell’uomo che arriva con passo lento, la sigaretta alla bocca. “Venga, le presento Leonardo Sciascia”. Da quel gesto semplice nasce un rapporto destinato a durare fino alla morte dello scrittore.
La scheda dell’editore conferma proprio questa origine: De Vita conobbe Sciascia nel 1969 a Palermo, a casa di Enzo Sellerio. Da lì prese forma una frequentazione lunga, dentro una Sicilia intellettuale fatta di libri, amicizie, conversazioni, editori, scrittori e luoghi che hanno segnato una stagione irripetibile.
Il libro restituisce anche episodi minimi, capaci però di dire molto. Come il passaggio in macchina, la Fiat 500 appena lavata per l’occasione, il giovane De Vita accanto a Sciascia, impacciato e rispettoso, mentre prova a rompere il silenzio con un commento sul traffico o su un romanzo di Moravia.
Sono scene che hanno la forza della discrezione. Fanno sorridere, ma non cercano l’aneddoto brillante. Mostrano piuttosto come una confidenza possa nascere lentamente, senza dichiarazioni solenni, dentro gesti ordinari.
Da Noi ci ricorderemo nasce ora un percorso di incontri nella Sicilia occidentale, nel trentaseiesimo anniversario della morte di Sciascia. Il libro è già stato presentato a Palermo, alla Feltrinelli, il 16 ottobre, e a Racalmuto, l’8 novembre, nella Fondazione dedicata allo scrittore.
Il tour prosegue in luoghi diversi, dai teatri ai musei, dalle cantine storiche agli spazi culturali. Un itinerario che non vuole museificare Sciascia, ma rimetterlo in dialogo con comunità e lettori.
Le prossime tappe sono Mazara del Vallo, domenica 23 novembre alle 18.30 al Teatro Garibaldi; Alcamo, mercoledì 26 novembre alle 18 all’Oratorio del Collegio dei Gesuiti; Marsala, giovedì 27 novembre alle 18 alle Cantine Florio; Salemi, sabato 29 novembre alle 17 al Castello Normanno Svevo; Trapani, mercoledì 3 dicembre alle 17 al Museo regionale “Agostino Pepoli”.
A Mazara del Vallo, il Comune ha inserito la presentazione nel calendario degli eventi del 23 novembre, indicando il Teatro Garibaldi come luogo dell’incontro e il tema dei vent’anni di amicizia tra De Vita e Sciascia.
Ogni appuntamento sarà affidato a voci diverse: studiosi, scrittori, giornalisti, lettori chiamati a confrontarsi con il libro e con l’eredità sciasciana. Il rischio, quando si parla di Sciascia, è sempre quello della formula. Il grande scrittore civile, il polemista, l’illuminista siciliano, l’autore che ha letto come pochi il potere, la giustizia, la mafia, la verità.
De Vita sceglie una strada diversa. Non contraddice quel profilo, ma lo attraversa da un’altra porta. Racconta l’uomo, la sua presenza, il modo in cui ascoltava, rispondeva, taceva. È una prospettiva preziosa perché sottrae Sciascia alla retorica del monumento e lo riporta dentro la trama viva delle relazioni.
Nino De Vita, nato a Marsala nel 1950, è tra le voci più riconosciute della poesia italiana contemporanea. Treccani ricorda la sua trilogia dialettale composta da Cutusìu, Cùntura e Nnòmura, opere premiate rispettivamente con riconoscimenti come il Mondello, il Napoli, il Salvo Basso e il Bartolo Cattafi.
La sua scrittura ha sempre lavorato sul rapporto tra lingua e memoria, tra luoghi e voce poetica. In questo libro, quella stessa attenzione si sposta sull’amicizia con Sciascia. Non per aggiungere un capitolo aneddotico alla biografia dello scrittore, ma per restituire un clima, un modo di stare nel mondo, un’idea della letteratura come responsabilità e domanda continua.
Il titolo, Noi ci ricorderemo, contiene già il senso dell’operazione. Ricordare non significa soltanto conservare. Significa mantenere attiva una relazione con ciò che è stato, lasciare che continui a interrogare il presente.
Nel caso di Sciascia, questo interrogativo resta ancora aperto. La sua opera continua a parlare a una Sicilia e a un’Italia che fanno i conti con potere, verità, giustizia, conformismo, memoria pubblica. Ma il libro di De Vita aggiunge una luce più privata, non meno importante: quella dell’amicizia come forma di conoscenza.
La tournée nella Sicilia occidentale, nel giorno e nei giorni dell’anniversario, non si limita dunque a commemorare. Rimette in cammino una storia. Porta il libro in luoghi diversi, davanti a pubblici diversi, dentro comunità che con Sciascia hanno ancora qualcosa da dirsi.
Forse il senso più autentico di questo viaggio sta proprio qui: alcune parole non finiscono con chi le ha scritte. Continuano a circolare, se qualcuno le custodisce senza irrigidirle. Continuano a camminare, se una voce amica le riporta tra gli altri.
Ines D’Orazio