Un altro punto di penalizzazione in classifica. Un’inchiesta federale aperta sull’iscrizione al campionato. E un durissimo comunicato della tifoseria organizzata. È un momento delicatissimo per la Trapani Shark, travolta da una nuova ondata di tensioni sportive, giudiziarie e ambientali.
La nuova penalizzazione e l’indagine sull’iscrizione
Nel corso dell’ultimo Consiglio Federale della FIP, tenutosi il 24 novembre a Roma, è arrivata la nuova stangata per la società granata: un punto di penalizzazione in classifica per il mancato pagamento della quarta rata (scadenza agosto 2025) del piano concordato con l’Agenzia delle Entrate. La somma non versata ammonterebbe a circa 121 mila euro.
Non solo. La FIP ha trasmesso gli atti alla Procura Federale, aprendo un’inchiesta su una dichiarazione ritenuta non veritiera da parte della società, nella quale si affermava di essere in regola con il pagamento delle rate. A questo si aggiunge un altro fascicolo aperto sulla regolarità dell’iscrizione al campionato di Serie A 2025-2026, un fatto che getta ulteriori ombre sul futuro sportivo del club.
La rivolta dei tifosi
La nuova penalizzazione ha scatenato la rabbia della tifoseria organizzata, che è scesa in campo con un durissimo comunicato pubblico. “Vogliamo risposte. Vogliamo rispetto”, è l’incipit di un documento affisso in città e rilanciato sui social. I sostenitori granata chiedono chiarezza sulla gestione economico-finanziaria del club, invocano un confronto pubblico con la proprietà e denunciano un “silenzio assordante” da parte della dirigenza.
"Non vogliamo assistere inermi al declino di un progetto sportivo ambizioso", scrivono i tifosi. E ancora: “Da settimane circolano voci di smobilitazione, cessioni imminenti, fughe annunciate. Non è questa la Trapani Shark che ci è stata promessa”.
La replica della società: “Siamo sotto attacco. Colpa del Comune”
A stretto giro, la società Trapani Shark Srl ha replicato con una nota altrettanto dura. “Esprimiamo assoluto sconcerto e ferma condanna per una decisione che colpisce in modo incomprensibile la Società”, scrive il club, che annuncia ricorso immediato al Collegio di Garanzia del Coni e sostiene di aver effettuato i pagamenti “mediante ravvedimento operoso, con tutta la documentazione inviata”.
La società smentisce anche le indiscrezioni su richieste di cessione da parte dei giocatori: “Nessun atleta ha chiesto di andare via. Non ci sono tesserati incedibili, ma nessuna pressione esterna condizionerà le nostre scelte”.
Il passaggio più polemico, però, è rivolto a tifosi e istituzioni locali. “Chi oggi pretende chiarimenti pubblici è lo stesso che ha lasciato la società sola per sette mesi”, accusa il club, che punta il dito contro il Comune di Trapani: “La revoca del Pala Shark ci ha causato oltre un milione di euro di perdite in sponsorizzazioni. È questa la vera causa della crisi”.
Le voci sul mercato e il nodo Repesa
A complicare ulteriormente il quadro ci sono le indiscrezioni, sempre più insistenti, riportate da siti specializzati, su una possibile uscita di alcuni giocatori chiave. La società smentisce, ma le voci restano.
Nel frattempo, coach Jasmin Repesa, uomo simbolo del progetto, resta in silenzio. Ma dietro le quinte si starebbe lavorando per blindare il gruppo e garantire continuità tecnica, almeno fino al termine del girone d’andata.
Una frattura profonda
Il clima, però, è teso come non mai. La penalizzazione, l’indagine sull’iscrizione, le frizioni con i tifosi e il gelo istituzionale rischiano di compromettere definitivamente un progetto che solo pochi mesi fa aveva riacceso l’entusiasmo del basket trapanese. Ora tutto è in discussione.
Quel che è certo è che la Trapani Shark sta vivendo la settimana più complicata della sua giovane storia. E le prossime mosse – in campo, nei tribunali sportivi e fuori – saranno decisive.