È stata formalmente depositata ieri all’Assemblea Regionale Siciliana la mozione di sfiducia urgente nei confronti del presidente della Regione, Renato Schifani. Il documento, composto da tre cartelle, porta 23 firme dei deputati di M5S, Partito Democratico e Controcorrente.
La mozione, annunciata la scorsa settimana, diventa ora ufficiale e seguirà l’iter previsto: prima l’esame da parte degli uffici legali, del regolamento e della presidenza dell’Ars, necessari prima dell’inserimento nel calendario dei lavori parlamentari.
L’iniziativa si concretizza oggi, come anticipato dal coordinatore regionale del M5S e vicepresidente dell’Ars, Nuccio Di Paola, durante la manifestazione di domenica alla quale ha partecipato anche il leader nazionale pentastellato Giuseppe Conte. Le opposizioni chiedono che la mozione arrivi in Aula prima della discussione sulla Finanziaria.
“La mozione va trattata immediatamente — sottolineano Antonio De Luca (M5S), Michele Catanzaro (Pd) e Ismaele La Vardera (Controcorrente) —. Schifani sarà finalmente costretto a tornare a Sala d’Ercole, che sembra aver smarrito da tempo”.
Sul fronte dei numeri, però, il cammino appare complesso. Per approvare la sfiducia servono 36 voti. Ai 23 firmatari potrebbero aggiungersi i tre deputati di Sud Chiama Nord, più per ragioni politiche che per reale convinzione, ma resterebbero comunque dieci voti mancanti, difficili da recuperare nella maggioranza, nonostante l’ottimismo di La Vardera.
Il presidente Schifani, intanto, ha già fatto sapere che non commenterà l’operazione delle opposizioni al di fuori dell’Aula. Il suo punto di vista politico sarà espresso direttamente durante la discussione ufficiale. La mozione è ora nelle mani degli uffici dell’Ars. Resta da vedere se il confronto politico si aprirà davvero prima della sessione di bilancio e quali effetti potrà avere sugli equilibri, già fragili, della maggioranza.