Una casa occupata abusivamente, un ricorso presentato quasi due anni fa e una giustizia che – anziché correre – si ferma, si inceppa, si trascina.
È la storia di Leonardo, che ha scritto a Tp24 per denunciare il suo calvario giudiziario al Tribunale di Sciacca. Una vicenda che, purtroppo, non è un caso isolato: è lo specchio dei tempi biblici della giustizia civile italiana.
Il signor Leonardo eredita un immobile a Menfi alla morte della madre, nel dicembre 2022. Ma la casa è occupata da un soggetto senza alcun titolo da oltre tre anni. Parte la mediazione obbligatoria a gennaio 2024, senza esito. Poi, ad aprile 2024, il suo avvocato presenta ricorso ex art. 281-undecies al Tribunale ordinario di Sciacca per ottenere la restituzione dell’immobile. Da qui – racconta – comincia l’incubo.
“Ad oggi non è mai stata fatta un’udienza”, scrive Leonardo. “Solo rinvii di quattro mesi, comunicati via PEC qualche settimana prima. E a un certo punto mi è arrivato persino un rinvio di sei mesi, così, per non farci mancare nulla”.
La giudice titolare va in maternità. Il fascicolo, racconta, sembra andare in maternità con lei.
“Per carità, nessuno mette in discussione il sacrosanto diritto alla maternità. Ma com’è possibile che il mio ricorso sia rimasto fermo mesi interi senza che venisse assegnato a un altro giudice? È normale che l’inefficienza del sistema ricada sui cittadini onesti?”
Finita l’astensione obbligatoria, la giudice viene trasferita ad altra sede. Solo a fine settembre 2025 il fascicolo viene assegnato a un nuovo magistrato, un GOP. E il suo primo atto è un altro rinvio: l’udienza fissata per metà dicembre slitta a fine febbraio 2026.
“Dopo venti mesi dalla presentazione del ricorso siamo tornati al punto di partenza. Sembra il gioco dell’oca, ma qui non si gioca: ci sono in mezzo le nostre vite”.
Il paradosso, denuncia Leonardo, è che la causa è già praticamente definita. Il convenuto, infatti, si è costituito aderendo formalmente alla richiesta di lasciare l’immobile. Nessuna istruttoria complessa, nessuna controversia da sciogliere: manca solo la sentenza.
“Il giudice non deve neppure entrare nel merito. Deve solo mettere nero su bianco. Ma intanto chi occupa casa mia continua a starci dentro, da tre anni, beatamente. E io continuo a pagare l’IMU: mille euro l’anno per una casa che non posso usare”.
Leonardo racconta la sensazione di essere intrappolato in un sistema che “non tutela i cittadini onesti, ma chi abusa, chi occupa, chi viola le regole”.
“Sembra che si respiri un senso di impunità. Noi cittadini siamo esasperati. Viviamo come in una palude di sabbie mobili: più cerchi di muoverti e più sprofondi”.
Il cittadino tiene a precisare di non voler attaccare personalmente i giudici:
“Sono professionisti che fanno il loro lavoro con scrupolo. Ma è evidente che qualcosa non funziona. Forse mancano organici, forse mancano strumenti. Ma il risultato è che noi siamo abbandonati”.
A febbraio 2026, salvo nuovi rinvii, si terrà la prima vera udienza. Oltre 23 mesi dopo il deposito del ricorso. E Leonardo conclude la sua denuncia con amarezza, ma anche con consapevolezza: “Forse non cambierà nulla, lo so. Ma non posso più tacere. Spero che la mia storia serva ad accendere un faro su tutti quelli che vivono situazioni simili. Siamo cittadini privati dei nostri beni eppure obbligati a pagarci le tasse sopra. Non possiamo più essere trattati così”.