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02/12/2025 06:00:00

La sfiducia a Schifani. Mozione in 15 punti, alla ricerca di 10 franchi tiratori

La Sala d'Ercole dell'Assemblea Regionale Siciliana (ARS) è il teatro di una discussione cruciale che mette in bilico la stabilità del Governo regionale. A partire dalle ore 14:00 di oggi, sarà discussa la mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione, Renato Schifani, depositata dalle forze di opposizione: Partito Democratico (PD), Movimento 5 Stelle (M5S) e Controcorrente.

La mozione, articolata in 15 punti, spazia dalle inefficienze amministrative alle mancate riforme, ma trova la sua premessa più incisiva nelle "numerose iniziative dell'autorità giudiziaria che coinvolgono esponenti politici della maggioranza" e nelle controverse nomine del governo in sanità e burocrazia.

 

 

Le accuse: inchieste, nomine e frattura nella maggioranza

 

L'opposizione accusa Schifani di non aver reso "comunicazioni tempestive all'Ars sui fatti oggetto d'indagine e sulle loro ricadute sull'azione di governo". In particolare, viene contestata la gestione della crisi successiva alle inchieste che hanno fatto emergere "episodi corruttivi, in particolare nell'ambito sanitario", con il coinvolgimento di funzionari che hanno persino ammesso le condotte illecite.

Un affondo specifico è riservato alla vicenda che ha coinvolto l'ex Presidente della Regione Totò Cuffaro e altri soggetti. Le opposizioni evidenziano che il provvedimento di revoca degli assessori espressi dalla Democrazia Cristiana (DC), pur non indagati, non è stato accompagnato da alcuna attività di verifica sui soggetti nominati dallo stesso partito in posizioni apicali della sanità e degli enti controllati, determinando una "evidente disparità di trattamento e un difetto di coerenza dell'azione governativa". Sotto accusa anche il reintegro dell'assessore leghista Luca Sammartino, avvenuto successivamente alla sua sospensione cautelare disposta dall'autorità giudiziaria.

Sul piano politico, i deputati di minoranza rilevano che molte proposte del governo sono state respinte dall'Aula, "evidenziando una significativa frattura all'interno della maggioranza". Nella mozione si legge, infatti, che il Presidente ha "privilegiato rapporti politici con ristrette componenti della maggioranza, in particolare con la Democrazia cristiana e con la Lega".

 

 

La corsa ai voti: l'incognita dei "franchi tiratori"

 

L'approvazione della mozione di sfiducia richiede una maggioranza assoluta di 36 voti. Al momento, l'opposizione può contare su una base solida di 23 voti (PD, M5S, Controcorrente), a cui si aggiungerebbero le tre adesioni annunciate da Cateno De Luca (Sud Chiama Nord), portando il totale a 26. All'appello mancherebbero, dunque, almeno 10 voti da trovare tra i banchi della maggioranza, i cosiddetti "franchi tiratori".

Nonostante la mozione non preveda il voto segreto, bensì l'appello nominale, il leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, si sbilancia: "L'esito non è affatto scontato. Sono fiducioso — dice — perché ci sono dei deputati di Forza Italia pronti a votare contro Schifani". Il riferimento è agli azzurri più vicini al vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, sebbene una tale frattura in Forza Italia appaia improbabile.

 

 

La DC è leale: difesa di Termovalorizzatori e Ponte sullo Stretto

 

In controtendenza, la Democrazia Cristiana (DC) ha annunciato fedeltà al Governo. Stefano Cirillo, segretario regionale della DC, ha dichiarato che il partito voterà contro la mozione di sfiducia, scegliendo la "strada della responsabilità istituzionale".

Cirillo ha inquadrato il voto come una scelta cruciale per le grandi opere: "La DC voterà contro chi vuole fermare i termovalorizzatori, strumenti indispensabili per superare l’emergenza rifiuti... Voterà contro chi intende bloccare le grandi infrastrutture, a cominciare dal Ponte sullo Stretto, opera strategica per connettere la Sicilia all’Europa".

 

 

La sfida di La Vardera: "Voglio essere il candidato della realtà"

 

A poche ore dal dibattito in Aula, il leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, reduce dalla vittoria nella battaglia contro la concessione alla Italo Belga per la spiaggia di Mondello, lancia la sua sfida personale: la candidatura alla presidenza della Regione. "Voglio essere il candidato del campo della realtà, che parla di cose da fare che poi si fanno. Voglio essere il candidato del campo alternativo a Schifani e che riporta la gente a votare", ha annunciato.

La sua candidatura, che potrebbe passare attraverso le primarie del centrosinistra, si affianca alla crescita del suo movimento, Controcorrente, che in otto mesi ha messo radici in tutta la Sicilia e che è in procinto di allearsi a livello nazionale con Progetto Civico Italia, la rete di amministratori locali nata da un'idea di Alessandro Onorato (Assessore di Roma), e che coinvolge figure come i sindaci di Napoli e Genova. La mozione di sfiducia, al di là del suo esito numerico, serve intanto, secondo La Vardera, a "creare una linea di demarcazione tra i deputati che vogliono restare al loro posto e quelli che invece desiderano mandare a casa uno dei peggiori governi della storia".