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14/12/2025 22:22:00

Castelvetrano, parte il restauro dell’antica Vasca Selinuntina

Sono iniziati i lavori per il recupero e il restauro della Vasca Selinuntina, una delle testimonianze meno conosciute ma più significative dell’ingegneria idraulica dell’antica Selinunte. Il bene è di proprietà del Comune di Castelvetrano, ma ricade nel territorio di Partanna, in un’area che conserva ancora tracce importanti del rapporto tra insediamenti antichi, acqua e paesaggio.

Il progetto è stato redatto da Siciliacque Spa e sarà realizzato dall’impresa Damiga di Alcamo. L’intervento nasce come opera di compensazione nell’ambito dei lavori di potenziamento del sistema idrico della Sicilia sud-occidentale, in corso nella zona tra Partanna e Castelvetrano.

È un passaggio interessante, perché mette in relazione due piani solo in apparenza distanti: da una parte le infrastrutture idriche contemporanee, dall’altra un manufatto antico nato proprio per rispondere allo stesso bisogno essenziale, l’approvvigionamento dell’acqua.

La Vasca Selinuntina risale al periodo tra il V e il IV secolo a.C. e faceva parte del sistema che serviva a rifornire di acqua potabile l’antica città di Selinunte. Secondo la scheda del FAI, la struttura è circolare, ha un diametro di circa 15 metri e una profondità di 4, ed era collegata a un sistema di canalizzazione che si sviluppava per circa 15 chilometri fino alla città antica.

Per decenni il sito è rimasto in condizioni di abbandono. L’incuria ha provocato anche il cedimento di una parte della vasca, rendendo urgente un intervento di messa in sicurezza e restauro.

Il cantiere avviato in questi giorni non riguarda dunque soltanto il recupero di un manufatto archeologico. Riguarda anche la possibilità di restituire visibilità a un pezzo di storia rimasto ai margini, pur essendo legato a una delle più grandi città greche della Sicilia occidentale.

L’acqua era un elemento decisivo per Selinunte. Non solo per la vita quotidiana, ma per l’organizzazione stessa della città, per la sua crescita, per la capacità di sostenere una comunità estesa e complessa. La Vasca Selinuntina racconta questa dimensione concreta della civiltà antica: non soltanto templi, mura e monumenti, ma sistemi tecnici, reti, soluzioni pratiche.

È proprio qui che il restauro può avere un valore culturale più ampio. La storia di Selinunte viene spesso raccontata attraverso la monumentalità del parco archeologico, i templi, l’acropoli, la potenza visiva delle rovine. La vasca, invece, sposta lo sguardo su un’altra parte della città antica: quella delle infrastrutture, della gestione delle risorse, del rapporto tra territorio interno e area urbana.

Secondo quanto pubblicato da Siciliacque, il progetto di recupero e restauro della Vasca Selinuntina è collegato agli interventi per il potenziamento del sistema idrico della Sicilia sud-occidentale, in particolare all’adduzione da Montescuro Ovest per Mazara, Petrosino e Marsala. Si tratta di un’opera inserita nel quadro del PNRR, con procedure autorizzative che hanno previsto anche attività mitigative e compensative.

La compensazione, in questo caso, non si traduce in un intervento generico. Va a incidere su un bene preciso, fragile, a lungo trascurato. È una scelta che può diventare significativa se il restauro non si limiterà al consolidamento, ma porterà anche a una fruizione più consapevole del sito.

La Vasca Selinuntina ha infatti bisogno di essere raccontata. Senza un percorso di conoscenza, rischierebbe di restare un manufatto recuperato ma isolato, conosciuto da pochi. La sfida sarà renderla leggibile dentro una narrazione territoriale più ampia, che unisca Partanna, Castelvetrano e Selinunte.

Il tema è anche amministrativo. Il bene appartiene al Comune di Castelvetrano, ma si trova nel territorio di Partanna. Questa condizione rende ancora più importante una gestione condivisa, capace di superare i confini comunali e di guardare al patrimonio come a una risorsa del territorio, non come a un elemento marginale o conteso.

Il recupero della vasca arriva in un momento in cui la Sicilia torna a fare i conti con la fragilità delle proprie reti idriche e con la necessità di investire in infrastrutture moderne. Proprio per questo il cantiere assume un valore simbolico: mentre si lavora per potenziare il sistema contemporaneo, si interviene su una struttura che racconta come anche gli antichi Selinuntini dovettero organizzare l’acqua come bene pubblico e strategico.

Il restauro non cancella gli anni di abbandono, ma può segnare una svolta. La Vasca Selinuntina è un documento materiale di grande valore, un raro esempio di ingegneria idraulica antica e un tassello importante per comprendere il sistema territoriale di Selinunte.

Ora il punto sarà seguire il cantiere, verificare i tempi dell’intervento e capire quale destinazione avrà il sito una volta completati i lavori. Perché un bene restaurato torna davvero alla comunità solo quando diventa accessibile, comprensibile e inserito in un percorso di tutela duraturo.

Ines D’Orazio



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