Credito d’imposta ZES Unica: dal 60% promesso al 36% reale, un’agevolazione che delude
Credito d’imposta ZES Unica: dal 60% promesso al 36% reale, un’agevolazione che delude le imprese
Il credito d’imposta per gli investimenti nella Zona Economica Speciale (ZES Unica Mezzogiorno) si rivela, nei fatti, molto meno generoso di quanto inizialmente annunciato. A certificarlo è il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 12 dicembre 2025, che determina la percentuale effettivamente fruibile del beneficio fiscale.
In sede di istanza preliminare, alle imprese era stato prospettato un credito d’imposta pari al 60% dell’investimento. Tuttavia, una volta raccolte tutte le comunicazioni integrative e confrontato l’ammontare complessivo delle richieste con le risorse disponibili, il beneficio reale si è drasticamente ridimensionato.
Le domande presentate dalle imprese per investimenti realizzati entro il 15 novembre 2025 hanno generato un credito teorico complessivo pari a 3,64 miliardi di euro, a fronte di soli 2,2 miliardi di euro stanziati dalla legge di Bilancio. Il risultato è un inevitabile “taglio lineare” del beneficio: la percentuale di credito effettivamente riconosciuta scende infatti a circa il 36% dell’investimento, ben lontana dalle aspettative iniziali.
In termini concreti, le imprese che avevano pianificato investimenti confidando in un ritorno fiscale del 60% si trovano ora con un credito d’imposta ridotto di oltre un terzo rispetto a quanto promesso nella fase iniziale. Una differenza che incide pesantemente sui piani finanziari, sulla redditività degli investimenti e, in alcuni casi, sulla stessa sostenibilità economica delle operazioni già avviate.
Il provvedimento mette inoltre in luce un dato strutturale: il successo dell’incentivo in termini di adesioni – oltre 10.000 comunicazioni inviate e investimenti per miliardi di euro in tutte le regioni del Mezzogiorno – si è trasformato in un boomerang per le imprese, penalizzate da uno stanziamento insufficiente rispetto alla domanda reale.
Il caso ZES Unica riapre così il dibattito sull’affidabilità degli incentivi “a plafond”, nei quali l’aliquota effettiva del beneficio è conosciuta solo ex post. Un meccanismo che, ancora una volta, trasferisce il rischio finanziario dallo Stato alle imprese, minando la certezza del diritto e la programmabilità degli investimenti, soprattutto nelle aree che avrebbero maggior bisogno di stabilità e fiducia per attrarre sviluppo.
Dott. Fabio Martinciglio
ODCEC MARSALA
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