La stretta sui pagamenti dei professionisti potrebbe bloccare la giustizia
La norma contenuta nell’articolo 129, comma 10, del disegno di legge di Bilancio 2026 potrebbe avere conseguenze gravi sul funzionamento della giustizia e sull’effettività del diritto di difesa. La disposizione prevede infatti la sospensione del pagamento delle parcelle professionali e di tutti gli “emolumenti” dovuti dallo Stato – anche quando il pagamento è effettuato da soggetti diversi dalla Pubblica Amministrazione ma comunque “a carico dello Stato” – qualora il professionista non risulti in regola con gli obblighi fiscali e contributivi.
In termini pratici, nessun compenso potrà essere erogato senza la preventiva produzione della documentazione attestante la regolarità fiscale e contributiva. Tale requisito diventa quindi una condizione necessaria per ottenere qualsiasi pagamento dalla PA.
Secondo l’avvocato Francesco Spina del Foro di Trapani, l’approvazione della norma rischia di compromettere seriamente il diritto di difesa sancito dall’articolo 24 della Costituzione. Il provvedimento potrebbe infatti innescare un circolo vizioso tale da scoraggiare molti avvocati dal rimanere iscritti negli elenchi dei difensori d’ufficio o dall’accettare incarichi nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato.
La norma, così come formulata, comporta che l’avvocato che abbia già svolto la propria prestazione professionale – sia in favore della Pubblica Amministrazione, sia assistendo cittadini meno abbienti ammessi al patrocinio statale – veda il proprio compenso bloccato, comprese le spese accessorie, anche in presenza di debiti fiscali o contributivi di entità minima.
Per Spina si tratta di una disposizione vessatoria e discriminatoria, poiché introduce un trattamento differenziato e penalizzante per i lavoratori autonomi rispetto ai dipendenti. Inoltre, subordina il pagamento di prestazioni già eseguite a condizioni estranee al rapporto professionale con la PA e trasferisce di fatto sui professionisti il rischio finanziario dello Stato.
L’estensione della misura a tutti i compensi “a carico dello Stato”, contenuta nell’emendamento governativo, rischia dunque di paralizzare l’istituto del patrocinio a spese dello Stato, con un danno diretto per i cittadini più fragili e meno abbienti. Da qui l’auspicio di una presa di posizione netta da parte degli Ordini Forensi e di una revisione, se non della completa abolizione, della norma da parte del legislatore.
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