C’è una parola della lingua di Okinawa, Nankurunaisa, che non promette soluzioni ma tempo: suggerisce che le cose possono trovare una forma se si concedono loro la libertà e la durata necessaria.
È questa parola a dare il titolo alla mostra di Giorgio Geraci, all'Associazione culturale MedicalMente di Palermo, e a offrire una chiave di lettura per un lavoro pittorico che mette in discussione il nostro rapporto con il tempo, la materia e ciò che scegliamo di scartare. In un presente che ricerca rassicurazione attraverso gesti ripetuti e continuità forzate, la pittura diventa per Geraci un atto di resistenza silenziosa, un modo di restare presenti mentre tutto si contrae. Le tele lavorano per accumulo, stratificazione, abrasione. Sono superfici attraversate da ciò che normalmente viene escluso: residui, scarti, materiali segnati da una memoria non pacificata. In questo senso la pittura di Geraci dialoga con una linea dell’arte contemporanea che assume il “rifiuto” non come resto da eliminare, ma come elemento generativo. Ciò che viene scartato — interiormente e materialmente — torna a chiedere forma.
Questa postura affonda le radici in un’esperienza precisa. Per Geraci, psichiatra, lo spazio dell’espressività libera non è un accessorio della cura, ma uno dei suoi nuclei. Lo spazio è terapia riabilitativa, è scambio, osmosi, "tempo di volare" dal nome dell'esperienza trapanese da lui creata che era centro di riabilitazione ma anche tempo di libertà. Materiali riciclati, “scarti” intesi come vite e come cose, con cui entrare in relazione: da accogliere, da trasformare, a cui restituire un progetto. Riattivarne la circolazione, il respiro - era questo “Tempo di volare”, il Centro Diurno di Trapani creato da Geraci, palermitano di nascita e trapanese per adozione: un luogo e insieme un tempo. Un tempo sottratto all’urgenza produttiva, in cui la riabilitazione ricuciva l'abitare il mondo con l'esserlo.
Quella esperienza non riaffiora oggi come memoria nostalgica, ma come forma del pensiero. Le opere in mostra sembrano trattenere proprio quel tempo senza parole in cui il terapeuta è, prima di tutto, paziente di sé stesso, e viceversa. Un tempo in cui lo spazio non è contenitore, ma durata.
I titoli — Corridoio umanitario, La fenditura, Per favore non toccate i bambini, Neuronalità, Storie — non spiegano le immagini, ma funzionano come iati linguistici. Aprono campi di risonanza senza chiuderli. Lo stesso Geraci non sempre li ricorda: li cerca e li rilegge, come si fa con qualcosa che non è mai definitivamente dato, perché le opere, a ogni incontro e a seconda di chi le guarda, tornano a mostrarsi diverse.
Ogni opera è una soglia, una sorta di fotogrammetria espansa: non solo del territorio — Palermo, Trapani, i margini — ma del corpo stesso. Una mappatura che attraversa superfici e interni, che riguarda lo spazio psichico quanto quello organico: lo stomaco, la pressione, la densità, il peso. La pittura registra tracce, tensioni, compressioni, pliche corporee, come se il quadro fosse una lastra sensibile capace di trattenere ciò che di solito passa inosservato. Non è casuale che Nankurunaisa trovi posto all’interno di MedicalMente, un luogo che nasce dall’idea di scambio, di attraversamento, di cooperazione tra saperi, progetto aperto. Qui l’arte è presenza necessaria: un altro modo di pensare il tempo, l’ascolto, la complessità, la stessa attesa della cura.
Nankurunaisa è il titolo di una mostra e insieme un modo d’essere, che rivendica il diritto alla lentezza, all’opacità, all’incompiuto. Non spiega nulla ma consente di attraversare, andare oltre, volare sopra.
Daniela Thomas
La mostra è visitabile su appuntamento fino al 22 marzo 2026 presso l'Associazione culturale Medicalmente, in via Libertà, 56 a Palermo. Biglietti 3 euro. Info e appuntamenti ai numeri 091 6852532 o 334 8702275.
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