Ci sono collezioni che non raccontano soltanto una stagione artistica. Raccontano una città, un territorio, una rete di relazioni, il modo in cui un gruppo di persone ha provato a portare l’arte contemporanea fuori dai circuiti consueti.
La Salerniana è una di queste esperienze. Nata a Erice alla fine degli anni Settanta, ha attraversato una parte importante della storia dell’arte contemporanea in Sicilia, costruendo nel tempo una raccolta di opere che oggi pone una domanda urgente: che cosa accade a un patrimonio culturale quando perde una casa?
Sabato 20 dicembre, alle 18.30, negli spazi di INCURVA, in Largo San Francesco di Paola a Trapani, un incontro pubblico sarà dedicato proprio alla Collezione La Salerniana, alla sua memoria e al suo futuro.
Protagonisti della serata saranno Bruno Corà, presidente della Fondazione Burri, storico dell’arte e critico di rilievo internazionale, e Marco Nicodemo, presidente de La Salerniana. Il confronto proporrà una ricognizione storico-critica sulle opere, sulle attività espositive e sul contesto culturale che rese La Salerniana un laboratorio riconosciuto a livello nazionale.
La giornata non si limiterà al dialogo pubblico. Dalle 10 alle 21 saranno proiettati in rotazione continua i servizi televisivi realizzati negli anni Ottanta da Peppe Occhipinti per Tele Scirocco Informazione, dedicati alle mostre de La Salerniana del 1987 e del 1989. Accanto a quei materiali d’archivio sarà presentato anche un nuovo video-servizio che prova a seguire le tracce della collezione oggi senza una sede stabile.
Il risultato è un appuntamento che usa le immagini come documento, ma anche come domanda. Rivedere quelle mostre attraverso i servizi televisivi significa ritrovare non solo opere e artisti, ma un clima culturale, una comunità di sguardi, una stagione in cui l’arte contemporanea a Erice e nel Trapanese non era periferia, ma punto di incontro.
La Salerniana nacque nel 1979, sotto la direzione artistica di Michele Cossyro. Negli anni ospitò mostre tematiche e personali curate da storici e critici d’arte di primo piano, coinvolgendo artisti e istituzioni accademiche. La biografia ufficiale di Cossyro conferma il suo ruolo di direttore artistico de La Salerniana sin dal 1979.
Da quell’esperienza è nata una collezione permanente di circa 150 opere, tra pittura e scultura, donate direttamente dagli artisti. Molte di quelle opere erano già passate da contesti di rilievo come la Quadriennale di Roma e la Biennale di Venezia. Oggi, però, quella raccolta è priva di una sede stabile.
È qui che la vicenda smette di essere solo storia dell’arte e diventa questione pubblica.
Una collezione senza sede rischia di diventare invisibile. Non perché perda valore, ma perché esce dal rapporto quotidiano con il pubblico, con gli studiosi, con le scuole, con il territorio che l’ha generata. Le opere continuano a esistere, ma la comunità smette di incontrarle.
La Salerniana, invece, è nata proprio come esperienza di relazione. Non fu soltanto un contenitore espositivo. Fu un luogo di confronto tra artisti, critici, curatori, appassionati e istituzioni. Un laboratorio nel quale la Sicilia occidentale riuscì a dialogare con ricerche nazionali e internazionali, senza rinunciare alla propria posizione geografica e culturale.
Per questo l’incontro da INCURVA ha un valore particolare. Non guarda al passato per nostalgia. Lo riapre per capire quale futuro possa avere una collezione che ha segnato una stagione irripetibile dell’arte contemporanea in Sicilia.
Il luogo scelto, uno spazio indipendente dedicato all’arte a Trapani, rafforza il senso dell’iniziativa. INCURVA diventa per un giorno una soglia tra archivio e presente, tra memoria televisiva e discussione critica, tra ciò che è stato conservato e ciò che rischia di disperdersi.
Le immagini di Tele Scirocco Informazione, realizzate da Peppe Occhipinti, assumono così un valore doppio. Sono documenti di cronaca culturale, ma anche frammenti di una memoria fragile. Mostrano come quelle mostre venivano raccontate nel momento in cui accadevano, prima di diventare archivio.
Guardarle oggi significa misurare la distanza tra una stagione di vitalità e la condizione attuale della collezione. Significa chiedersi perché esperienze di questo tipo, dopo aver costruito valore, fatichino a trovare continuità istituzionale.
La presenza di Bruno Corà porta dentro la serata una lettura autorevole. Corà ha attraversato da storico e critico alcune delle vicende più importanti dell’arte contemporanea italiana e presiede la Fondazione Burri, istituzione legata a uno degli artisti centrali del Novecento. Il suo sguardo può aiutare a collocare La Salerniana dentro un quadro più ampio, non come episodio locale ma come parte di una storia nazionale dell’arte.
Il dialogo con Marco Nicodemo, presidente de La Salerniana, permetterà invece di riportare la riflessione sul nodo concreto: la tutela, la visibilità e la possibile destinazione futura della collezione.
In gioco non c’è soltanto il destino di 150 opere. C’è il rapporto tra Trapani, Erice e una parte della loro storia culturale recente. C’è la capacità di riconoscere il valore di ciò che è stato prodotto nel territorio prima che la distanza lo renda irrecuperabile.
Ogni comunità sceglie anche attraverso ciò che decide di ricordare. La Salerniana chiede oggi di non essere ridotta a una vicenda del passato, né a una collezione in attesa. Chiede di essere riletta come patrimonio vivo, capace ancora di generare studio, esposizioni, percorsi educativi e nuove domande.
L’incontro del 20 dicembre prova a fare questo: rimettere al centro una storia che appartiene all’arte contemporanea siciliana e al territorio trapanese. Tra monitor, testimonianze, archivio e dialogo critico, la memoria non viene trattata come deposito, ma come responsabilità.
Perché una collezione non è davvero perduta solo quando le opere scompaiono. Comincia a perdersi quando una comunità smette di riconoscerla come propria.
Ines D’Orazio