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05/01/2026 08:52:00

Maxi operazione contro il traffico illegale di rifiuti in Sicilia

Maxi operazione della Guardia di Finanza contro il traffico illecito di rifiuti nel Nisseno. I finanzieri del Comando provinciale di Caltanissetta, con il supporto del Reparto operativo aeronavale di Palermo e su indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito un provvedimento del Gip del Tribunale di Caltanissetta che dispone misure restrittive nei confronti di 17 persone, provvedimenti interdittivi per altre 3 e il sequestro di un’azienda attiva nella raccolta e smaltimento dei rifiuti.

 

 

I reati contestati, a vario titolo, sono associazione a delinquere, traffico illecito di rifiuti, estorsione e gestione non autorizzata di rifiuti. In particolare, il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per un imprenditore di Niscemi e gli arresti domiciliari per un soggetto di Gela. Per altri 12 indagati sono scattati obblighi o divieti di dimora, mentre per 3 persone l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Contestualmente è stato sequestrato il complesso aziendale e diversi mezzi riconducibili a un imprenditore niscemese, per un valore stimato di circa 2 milioni di euro. Disposte anche tre misure interdittive che vietano l’esercizio dell’attività imprenditoriale ad altrettanti titolari di ditte del settore.

 

Secondo l’accusa, l’organizzazione gestiva in modo sistematico la raccolta, lo stoccaggio e lo smaltimento abusivo di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, anche pericolosi. Le indagini hanno individuato, alle porte di Niscemi e a ridosso del centro abitato, un sito utilizzato come deposito illegale: i rifiuti venivano accatastati direttamente sul suolo, senza alcuna protezione o impermeabilizzazione, con serio rischio di contaminazione dei terreni e delle falde acquifere.

Il meccanismo era collaudato: rifiuti provenienti da diversi comuni, anche limitrofi, venivano conferiti quotidianamente dietro pagamento, spesso con mezzi privi delle autorizzazioni ambientali. Dopo lo stoccaggio, i materiali – tra cui metalli, elettrodomestici, veicoli e batterie esauste – venivano trasportati verso impianti di Catania e Licata.

 

Determinanti per l’inchiesta sono state intercettazioni telefoniche e telematiche, videosorveglianza, pedinamenti e sequestri, tra cui quello di un autoarticolato e di circa 5 tonnellate di rifiuti pericolosi. Documentate anche condotte intimidatorie ed estorsive per il recupero di crediti.

I provvedimenti sono stati adottati nella fase delle indagini preliminari: la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel corso del procedimento, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.