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07/01/2026 18:03:00

 Cambiali e assegni protestati. 13 mila in Sicilia, l'isola tra le prime cinque in Italia

In Sicilia il fenomeno dei protesti legati a cambiali e assegni è in forte calo, ma resta ancora rilevante nel quadro nazionale. È quanto emerge dai dati Istat relativi al 2023, ultimo anno disponibile, che fotografano una situazione in netto miglioramento rispetto al passato, ma non ancora risolta.

 

Nell’Isola, lo scorso anno, sono stati registrati 13.606 protesti, ossia atti ufficiali che certificano l’impossibilità di incassare un titolo di credito. La quasi totalità riguarda le cambiali (13.387 casi), mentre gli assegni rappresentano ormai una quota residuale. Il confronto con il 2013 è impietoso: allora i protesti superavano quota 112 mila. In dieci anni la riduzione è stata dell’85,6% per le cambiali e addirittura del 98,9% per gli assegni.

 

Nonostante il trend positivo, la Sicilia resta quinta in Italia per numero complessivo di protesti, preceduta soltanto da Lombardia, Lazio, Campania e Puglia. Un dato che conferma come il fenomeno sia ancora più diffuso nel Mezzogiorno rispetto al Nord, dove strumenti come la cambiale sono ormai quasi scomparsi.

Nel Sud, infatti, la cambiale continua a essere utilizzata come garanzia nei rapporti tra imprese e professionisti, spesso in assenza di canali bancari più strutturati. Una pratica che espone però a rischi elevati: il protesto comporta l’iscrizione in registri pubblici, limita l’accesso al credito e può compromettere seriamente la sopravvivenza di un’attività economica.

 

Il calo dei protesti è legato soprattutto alla trasformazione del sistema dei pagamenti. L’uso crescente di strumenti elettronici, più rapidi e tracciabili, ha progressivamente sostituito assegni e cambiali, riducendo anche il rischio di insolvenze formalizzate.

 

Dal punto di vista territoriale, le Isole risultano l’area con il maggiore utilizzo di cambiali (155 ogni mille abitanti), ma anche quella con il minor numero di protesti in rapporto ai titoli emessi. In Sicilia, inoltre, il valore medio delle cambiali protestate è inferiore alla media nazionale: 854 euro per le persone giuridiche e 214 euro per le persone fisiche. Più alti, invece, gli importi degli assegni protestati, che superano i 10 mila euro per le persone fisiche.

 

Quanto alle cause, per le cambiali il problema principale è la mancanza di istruzioni dell’emittente al momento del pagamento, mentre per gli assegni il nodo resta quasi sempre l’assenza di fondi. Segnali diversi di un sistema che cambia, ma che in alcune aree del Paese resta ancora fragile.



Economia | 2026-01-08 10:30:00
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