Il day after della vergogna: Trapani riscopre il suo vero basket
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«Il Day After della pallacanestro trapanese è un ingorgo di emozioni in cui è difficile districarsi. Il massimo dei risultati agonistici della storia coincide con la mortificazione più umiliante della cultura di basket della città.
Stamattina, però, uno dei nostri “eroi” di ieri sera, Francesco Martinelli, è venuto a giocare con noi. Dai suoi 17 anni, e fino ai 67, tutte le età erano comprese.
Proprio perché è oggi, il Day After, ricordare che a Trapani la pallacanestro c’era, c’è e ci sarà, ha un senso profondo. Che supera la vergogna provata ieri sera. Se ne facciano tutti una ragione. Anche chi crede di essere il (al) centro del mondo.
Buon basket a tutti!»
La firma è eloquente: “Quelli che a Trapani… giocano a basket la domenica alle 8.30”. Ed è forse il messaggio più autentico arrivato il giorno dopo l’ennesima notte nera della Trapani Shark.
Sabato sera, al PalaShark, non si è giocata una partita. Trapani–Trento, ultima gara del girone di andata di Serie A, si è chiusa dopo appena quattro minuti e undici secondi, quando in campo è rimasto un solo giocatore granata. Sul tabellone c’era scritto 11-26, sugli spalti un silenzio pesante, interrotto dalla rabbia e dallo sconforto.
La squadra, di proprietà di Valerio Antonini, si è presentata con sette giocatori: tre professionisti e quattro ragazzi del settore giovanile, alcuni all’esordio assoluto nella massima serie. Tre diciottenni e un sedicenne mandati allo sbaraglio, con i nomi sulle maglie coperti dallo scotch. Un dettaglio che racconta meglio di qualsiasi analisi il livello di improvvisazione e degrado raggiunto.
Dopo la palla a due, la scena è precipitata nel surreale: cambi chiesti dopo pochi istanti, giocatori che non entrano, falli che si accumulano, fino all’inevitabile stop decretato dagli arbitri. L’unico momento umano della serata è arrivato alla fine, quando il pubblico rimasto ha circondato i giovani in campo con applausi e abbracci. Qualcuno piangeva. Per loro, non certo per la società.
Il contesto è quello di una crisi senza precedenti: dieci punti di penalizzazione già inflitti, una partita persa a tavolino a Bologna, una figuraccia in Champions League chiusa dopo meno di sette minuti, tesseramenti bloccati, allenatore e giocatori andati via, multe da 50 mila euro per ogni atleta mancante a referto. Contro Trento, il conto è salito a 250 mila euro. Dal sogno all’abisso, nel giro di pochi mesi.
Ed è qui che il “day after” assume un significato diverso. Perché mentre la Trapani Shark affonda sotto il peso delle proprie scelte, la pallacanestro trapanese continua a vivere altrove: nei campetti, nelle palestre di quartiere, nelle partite giocate per passione. Il gesto di Francesco Martinelli, il mattino dopo, che va a giocare con chi il basket lo ama davvero, è diventato un simbolo.
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