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12/01/2026 20:08:00

“Grande amarezza, Trapani è parte lesa”. Il sindaco Tranchida commenta la fine degli Shark

Dopo giorni di silenzio, il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida interviene con una lunga nota sull’esclusione del Trapani Shark dal campionato di Serie A. Parla di “grande amarezza”, si assume le sue responsabilità iniziali (“Anch’io, inizialmente, mi ero fidato”) ma ribadisce che la città – non solo sportiva – è oggi “parte lesa” in una vicenda che definisce “l’epilogo nefasto di una parabola sportiva”.

“L’ascesa sportiva delle due maggiori realtà trapanesi è rimasta vittima del suo stesso artefice”, scrive il primo cittadino, con riferimento al presidente Valerio Antonini.

Tranchida afferma di non aver voluto alimentare in precedenza “il campionato delle polemiche e degli insulti”, ma oggi sente il dovere di chiarire la posizione dell’amministrazione: “Ho sempre detto che il Comune ha il dovere di sostenere gli investimenti privati nel rispetto della legge”. Poi un riferimento diretto alla vicenda del Palazzetto dello Sport, il PalaShark: pur dopo il parere “tranciante” dell’Anac, una via transattiva era stata comunque individuata dai consulenti legali del Comune, ma – sottolinea Tranchida – fu lo stesso Antonini ad abbandonarla.

Il sindaco si interroga: “Siamo certi che gli investimenti nello sport fossero dettati solo dall’amore per il calcio e il basket e non da altre motivazioni?”. E avanza l’idea che la decisione di mollare tutto possa essere stata presa già da tempo.

Tranchida rivendica coerenza e trasparenza dell’azione amministrativa: “Non abbiamo mai ingannato i trapanesi, non siamo avventurieri dell’ultima ora. E Trapani non ha bisogno di soggetti del genere”. E, nonostante tutto, annuncia che nel nuovo PUG verrà confermata la destinazione dell’area di Milo a zona F, con possibilità di realizzare impianti sportivi anche su iniziativa privata.

Infine, l’appello alla città:

“I trapanesi sono persone serie, con radici profonde. Anche nello sport sapremo rialzarci con la dignità e la caparbietà della nostra gente di mare”.