Antonini: "Tradito da Trapani. Io come Agnelli, porto tutti in tribunale"
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Il patron della Trapani Shark rompe il silenzio dopo l’esclusione dal campionato: “Non vendo, non mollo. Ho perso 20 milioni ma andrò fino alla Corte europea”
Valerio Antonini sceglie il quotidiano Domani per dire la sua sulla fine della Trapani Shark e sulla sua personalissima battaglia. Lo fa a modo suo, con toni sprezzanti e dichiarazioni forti, a tratti rabbiose. Il presidente, oggi radiato dalla FIP e inibito per tre mesi, si mostra tutt’altro che intenzionato a mollare: “Vado avanti. Non vendo. Se perdo in Italia, andrò alla Corte europea”.
“Non ho ritirato la squadra per farli pagare”
Alla domanda sul perché abbia voluto continuare a giocare con formazioni ridotte all’osso e partite-farsa, Antonini risponde senza giri di parole: “Perché avrei dovuto ritirare la squadra? Per fare un favore alla Federazione? No, volevo che ci radiassero loro, così i risarcimenti saranno multimilionari”.
Secondo il patron, tutto è stato frutto di un “piano prestabilito” per far fuori il suo progetto: penalizzazioni, deferimenti, il blocco del mercato e l’ostilità delle istituzioni locali. Il momento decisivo? “Quando il sindaco Tranchida ha avviato la procedura di revoca del palazzetto. Tutto è partito da lì”.
L'accusa: “Hanno manipolato i documenti”
Antonini rilancia un’accusa grave: “L’Agenzia delle Entrate di Trapani aveva certificato che i nostri debiti erano Iva, non Irpef. Poi nella notte del 29 dicembre quel documento è cambiato. Per questo ho sporto denuncia per frode processuale contro la Federazione, il Tribunale federale e l’Agenzia”.
Sostiene che se fosse stata Iva, come da prima versione, la società non avrebbe dovuto subire penalizzazioni. E che, in ogni caso, “non siamo mai stati neanche iscritti nel registro degli indagati”.
“Repesa? Scappato come un ladro”
Non risparmia neanche l’ex coach Jasmin Repesa, che aveva parlato di mancanza di professionalità nella gestione del club: “Non rispondo a uno che scappa di notte come un ladro”. E mentre tutti i giocatori sono andati via, Antonini rivendica “ottimi rapporti con tutti” e annuncia che “pubblicherà i messaggi di affetto che ha ricevuto da loro”.
Il futuro: “Torneremo. In Serie A”
Il piano di Antonini è chiaro: portare la battaglia nei tribunali ordinari, ottenere sentenze favorevoli e chiedere il ripristino dei titoli sportivi. “Per giugno voglio avere il titolo per ripartire in Serie C nel calcio e in Serie A nel basket. Se vinciamo, ci dovranno restituire tutto”.
E se la giustizia sportiva non riconoscerà le sue ragioni? “Andremo alla Corte europea. È una battaglia che distruggerà per sempre questo sistema. Come ha fatto Andrea Agnelli con la Juventus”.
“Non verrei mai più a Trapani”
Ma le parole più dure Antonini le riserva alla città di Trapani: “Non verrei mai a Trapani, nemmeno sotto tortura. Mi hanno abbandonato alla prima curva. Mi hanno pugnalato. Mi hanno scritto ‘Antonini vattene’ davanti alla scuola dei miei figli. Merde”.
Accusa le istituzioni trapanesi di averlo ingannato: “Mi hanno fatto firmare una convenzione trentennale per il Palasport e dopo un anno e due milioni e mezzo di euro mi hanno detto che non valeva più. Non erano neanche disposti a riconoscere i lavori che avevo fatto”.
“Ci ho rimesso 20 milioni. Ma io non scappo”
Antonini rivendica di “averci rimesso finora 20 milioni di euro” e di “aver sempre messo la faccia”. Esclude categoricamente la possibilità di vendere: “Sono una persona perbene. Se fossi stato un truffatore sarei già scappato”.
Il rapporto con Petrucci, presidente della FIP? “Non lo sento da novembre. La giustizia sportiva non esiste. È un tribunale farsa dove l’accusa sceglie anche i giudici”.
E ora?
Dopo l’esclusione, il blocco dei tesseramenti, lo svincolo degli atleti e la maxi-multa da 600.000 euro, la Trapani Shark resta ufficialmente fuori dal campionato. La città è divisa tra chi lo accusa di aver tradito la fiducia di un’intera comunità, e chi lo difende come vittima di un accanimento.
Una cosa è certa: la storia non è finita qui. Antonini promette battaglia. E sarà ancora lunga.
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