Trapani resta senza basket e senza parole. L’esclusione della Trapani Shark dal campionato di Serie A non è solo una sanzione sportiva: è uno schiaffo a una città intera, che si sente tradita, spogliata, umiliata. In poche righe di un provvedimento federale viene cancellato un campionato, azzerate le partite, svincolati i giocatori, inflitta una maxi-ammenda. Ma soprattutto viene spazzata via un’illusione collettiva che aveva riportato entusiasmo, pubblico, giovani e 3.400 abbonati sugli spalti. Il clima è quello di una resa dei conti: shock, amarezza, rabbia. E la sensazione diffusa che il finale fosse scritto da tempo.
Il sindaco Giacomo Tranchida parla di un epilogo nefasto ma prevedibile, ribadisce che la città è parte lesa e che ora la vicenda si sposterà nelle sedi giudiziarie. Ammette di essersi fidato all’inizio, rivendica il rispetto delle regole come linea dell’amministrazione e richiama la necessità di difendere la dignità sportiva di Trapani.
«L’intera città di Trapani è parte lesa: chi semina vento raccoglie tempesta, ma i valori granata e la dignità dei trapanesi ci daranno la forza per rialzarci».
Cammarasana: “Esclusione formalizzata oggi, ma decisa a novembre”
Per Franco Cammarasana, giornalista Gazzetta dello Sport, il danno è enorme: sportivo, economico e d’immagine.
"Oggi è stata solo formalizzata l'esclusione della Trapani Shark dal campionato di serie A ma la decisione a mio avviso era stata presa al momento in cui il 24 novembre oltre ad una ulteriore penalizzazione erano stati bloccati i tesseramenti e respinta la richiesta di giocare con 5 italiani e 5 stranieri. Senza un allenatore in panchina, senza la possibilità di tesserare altri giocatori al posto di chi era o stava andando via e la sanzione di 50 mila euro a partita per ogni giocatore in meno a referto era scontato che Trapani non sarebbe andata avanti in campionato, falsando peraltro la regolarità del torneo. La sensazione diffisa è che Trapani, con le sue irregolarita amministrative e col carattere del suo presidente, rappresentava un corpo estraneo nel panorama cestistico nazionale e che si sia calcata la mano nel modo di interpretare le norme e nel decidere le sanzioni, senza tentare di tutelare un patrimonio sportivo di estrema importanza rappresentato da migliaia di appassionati. Superfluo dire che quanto deciso costituisce per Trapani un grosso danno non solo sportivo, ma anche economico e di immagine. Sono particolarmente dispiaciuto soprattutto per i tanti giovani e giovanissimi che negli ultimi due anni si erano con entusiasmo avvicinati al basket e per i 3.400 abbonati, molti dei quali avevano fatto grossi sacrifici. In passato a Trapani si sono verificate altre rovinose cadute in ambito sportivo come questa. Poi però ci si è sempre risollevati, facendo leva su uno zoccolo duro che soprattutto nel basket vive da parecchi decenni. Succederà così anche stavolta".
Tartamella: “Una mortificazione senza precedenti. Ci siamo raccontati una favola”
Quella del giornalista Fabio Tartamella è la testimonianza più dura, emotiva, senza filtri.
"Non doveva né poteva finire così, anche per responsabilità delle istituzioni. Si è arrivati all’ultimo giorno utile solo perché, andando oltre, il girone di ritorno avrebbe falsato il campionato e non sarebbe stato più possibile intervenire sui punti. Così è stato fatto tutto insieme, in modo esagerato e traumatico.
L’intera città, l’intera passione sportiva di Trapani, è stata sottoposta a una mortificazione senza precedenti. Ma questo non è nemmeno il punto principale. Il vero tema è che la città ha dimostrato di non avere anticorpi di fronte a una situazione che scivolava giorno dopo giorno sotto gli occhi di tutti.
C’è una responsabilità precisa delle istituzioni e anche di chi avrebbe dovuto esercitare un controllo, come accadrebbe in qualunque città di fronte a una vicenda del genere. Alla fine ci siamo trovati davanti a un malato allettato, così come lo era già il calcio: non si trattava di capire se sarebbe finita, ma solo quando.
Resta la sensazione di una città che non ha saputo reagire nel modo giusto, illudendosi che le vittorie – che sono state vittorie meravigliose – e quella straordinaria macchia granata in trasferta potessero compensare tutto il resto. Non era così, e non doveva esserlo.
Siamo stati anche provinciali nel pensare che una semifinale scudetto ci avrebbe consegnati alla storia per sempre. È una narrazione che non regge: tante città hanno raggiunto risultati simili. Anche il vittimismo del “ci trattano male” è una difesa debole e poco credibile, altrimenti Sassari non avrebbe mai vinto uno scudetto, Napoli una Coppa Italia, Avellino ciò che ha vinto.
La verità è più amara: questa squadra non resterà nella storia per ciò che ha fatto di buono, ma per le ultime due figure drammatiche e mai viste nello sport di alto livello. La fotografia finale è semplice e dolorosa: tristezza e rabbia. E, per quanto possa sembrare scontato dirlo oggi, era altrettanto scontato che finisse così".
Castellano: “Campionato cancellato. Sanzione durissima, ma non casuale”
Il giornalista Andrea Castellano parla di basket azzerato a Trapani: giocatori liberi, titolo evaporato, ammende che sfiorano i 750 mila euro. “Non c’è più niente”. Cala il sipario.
Trapani oggi resta con una ferita aperta. Ma anche con una verità difficile da digerire: l’entusiasmo non basta a reggere un sistema che non sta in piedi. Rialzarsi sarà possibile. Dimenticare, no.
«Siamo sotto shock - afferma Castellano - anche se la decisione era attesa. In un certo senso è persino una liberazione: non si poteva andare avanti con partite farsa, giocate sulle spalle di atleti senior e soprattutto di ragazzi trattati in modo cinico per sostenere un braccio di ferro con Lega e Federazione che non poteva essere vinto.
La sanzione è stata severissima, dodici volte quella base, ma non casuale. Anche il comportamento tenuto nel tempo ha inciso sulle decisioni. Il risultato è che questo campionato viene di fatto cancellato: le partite spariscono, come se non fossero mai esistite.
Restano solo i danni. Per Trapani è un azzeramento totale: giocatori svincolati, titolo evaporato, un patrimonio sportivo distrutto. Cala il sipario, e non resta nulla da salvare».
Trama: “Non è un addio, ma un arrivederci”
Antonio Trama (Repubblica) sintetizza il sentimento di una città sospesa tra delusione e dignità sportiva, con uno sguardo che va oltre il campo e restituisce il peso umano di un epilogo senza precedenti.
«Un finale brutto, il più brutto di tutti quelli possibili per una favola cui è mancato il lieto fine. Continuare, ormai, era impossibile. Il blocco del mercato aveva reso la Shark un malato terminale, perché non c’era la possibilità di sostituire i giocatori che, giorno dopo giorno, andavano via.
Un finale triste nel quale tutti gli attori hanno le loro colpe, a cominciare dalla società per finire con le istituzioni del basket che nel 2025-26 si accorgono di dichiarazioni mendaci della società per l’iscrizione alla stagione precedente. In questo momento c’è tanta delusione: quella dei tifosi, quella dei trapanesi che vivono fuori regione e che grazie alle partite in trasferta potevano sentirsi di nuovo a casa.
C’è la delusione di un’intera città che finisce agli onori della cronaca nazionale per un risultato sportivo negativo con pochissimi precedenti. E c’è anche quella dei quattro under che hanno realizzato il sogno di esordire in prima squadra con la maglia della loro città in una situazione così. A loro va un grande abbraccio: si sono ritrovati nel mezzo di una guerra in cui erano solo pedine.
I trapanesi sono maturi e lo hanno dimostrato sabato: in 1.500 sapevano di assistere a una partita-non partita, ma hanno voluto esserci per salutare la loro squadra, o quello che ne restava. Perché questo non è un addio, ma un arrivederci».