Valerio Antonini scrive al Comune di Trapani e mette nero su bianco un passaggio che cambia il quadro della vicenda Palasport: la Trapani Shark è tornata Società Sportiva Dilettantistica. Una comunicazione formale arrivata a Palazzo d’Alì, a meno di 48 ore dall’esclusione della squadra, con cui la società chiede di fermare la procedura di revoca della convenzione per l’uso del Palazzetto.
Il sindaco Giacomo Tranchida conferma senza giri di parole. «È vero che nella giornata di ieri ho ricevuto una nota ufficiale formale dalla Trapani Shark Srl con la quale mi si comunica formalmente che ha mutato la propria ragione sociale tornando ad assumere la forma della SSD, dunque società dilettantistica e priva di scopo di lucro». Nella stessa lettera, aggiunge, la società invita il Comune a sospendere l’iter di revoca già avviato.
Ma se oggi il ritorno a SSD viene indicato come la chiave per rientrare nella “conformità normativa”, viene naturale chiedersi cosa fosse accaduto prima, quando la società era una srl, quindi a scopo di lucro. Non è un’accusa, ma una domanda che nasce dalla sequenza dei fatti: se bastano poche ore per tornare SSD, significa che quel nodo giuridico esisteva davvero ed era tutt’altro che secondario. «Io ho cercato, assieme agli uffici della competenza gestionale, di applicare una legge», ribadisce. E la legge, secondo il sindaco, è chiara: «L’articolo 5 consente che possono beneficiare di impianti sportivi in maniera gratuita solo le SSD, punto e basta». È questo il motivo per cui il Comune aveva avviato la procedura di revoca quando la Trapani Shark aveva cambiato forma societaria.
Ora la società torna indietro e chiede lo stop. Ma il sindaco frena sugli automatismi. «L’ufficio sta approfondendo anche questa lettera e penso che in questi giorni si confronterà con l’ufficio legale», spiega, chiarendo che non si tratta di una scelta politica ma di una valutazione tecnica. In altre parole: il cambio di ragione sociale non cancella ciò che è avvenuto prima e non chiude da solo un procedimento già avviato.
C’è poi un altro aspetto che resta sullo sfondo e che pesa soprattutto quando si parla di cause legali. Se eventuali contenziosi riguardano atti e fatti maturati nel periodo in cui la società era srl, è lecito domandarsi con quale soggetto giuridico verrebbero sostenute quelle azioni. Il ritorno a SSD può incidere sul futuro, ma difficilmente riscrive il passato, ed è su questo terreno che si muoveranno eventuali giudizi.
Il sindaco rivendica comunque la responsabilità assunta nei mesi scorsi. «Mi sono assunto la responsabilità, come sindaco, di far giocare tutto il campionato dentro il Palazzetto», dice, ma precisa il confine: «La politica è una cosa seria e amministrare è una cosa seria». Tradotto: garantire la continuità sportiva non significa chiudere gli occhi davanti alle regole.
Dal canto suo, la Trapani Shark ribadisce la propria posizione in una nota durissima: «La società Trapani Shark comunica che è ritornata alla sua originaria denominazione di Società Sportiva Dilettantistica», definendo il passaggio temporaneo e sostenendo che, così, la procedura di revoca «dovrà essere chiusa automaticamente per mancanza di motivazioni a proseguire».
Ora la parola passa agli uffici comunali. Saranno loro a stabilire se il ritorno a SSD basta davvero a fermare tutto o se, come sembra emergere dal ragionamento dello stesso sindaco, quel cambio di forma societaria conferma che il problema, prima, c’era eccome. E la partita, ancora una volta, resta aperta.