Trapani, cronaca di una deriva contro il giornalismo
“Big Ben ha detto stop”, era la celebre chiusura di Enzo Tortora nel suo Portobello, e stop è stato per il suo abusivo epigono, mesta conclusione di quanto invece era stato magnificato dall’affabulatore romano che aveva incantato i trapanesi. Ma era l’8 ottobre 2023 quando, primi tra tutti, la segreteria regionale e provinciale di Trapani dell’Associazione Siciliana della Stampa, insieme con la presidenza regionale dell’USSI, l’Unione stampa sportiva italiana, esprimevano “forte preoccupazione” per le dichiarazioni fatte in conferenza stampa da Valerio Antonini, presidente della Trapani Shark, allora militante nella serie A2 della Lega Nazionale Pallacanestro.
Denunciarono, “l’immotivata, pesante e provocatoria risposta a una legittima domanda” di un giornalista in conferenza stampa al Pala Ilio, apostrofato con “non venire più, mettiti seduto e ascolti, sei maleducato, non si fa quello che stai facendo te, altrimenti non ti faccio entrare più qui dentro, e chiedi scusa, dovete cominciare a capire che dovete portare rispetto, cosa che non fate” e apostrofando un’intera categoria con “si viene lì per vedere la partita gratis e fare il giornalista, a casa mia”. Salvo poi lo stesso giornalista chiedere immotivatamente scusa al presidente Shark, scritto “al singolare, perché lo squalo sono io”.
Da lì un susseguirsi di attacchi scomposti a quei giornalisti non proni alle volontà del tycoon romano. Assostampa rimase sola infatti quando nel marzo 2024 scese a difesa del giornale on line TP24, che aveva subito il danneggiamento di un’auto e il tentativo di forzare l’ingresso della sede della redazione trapanese, e del suo direttore, apostrofato “GDG”, con tanto di striscione offensivo allo stadio, denunciando il clima ostile contro l’informazione non plaudente. Questo mentre contemporaneamente l’amministrazione comunale proponeva la cittadinanza onoraria e il consiglio, all’unanimità, nel gennaio 2025 la concedeva. E ancora nel febbraio e nel luglio 2025, proseguivano gli attacchi volgari e scomposti a giornalisti, a testate come Repubblica e Giornale di Sicilia, e allo stesso sindacato e al suo segretario, “invitati” a darsi una regolata, che determinarono anche l’intervento dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia . Una sistematica delegittimazione di una categoria, proseguita con il primo documento politico del suo neonato movimento, dedicato guarda caso proprio all’informazione, dove dispensava “lezioni” per i giornalisti e si lamentava “di un clima di ostilità” nei suoi confronti, lanciando in più occasioni dal suo “TgAntonini“, con toni da predicatore e metodi discutibili, invettive e attacchi mediatici ai giornalisti.
Infine calpestando ogni diritto dei lavoratori della sua tv, Telesud, ritenendo che il ruolo dell’editore fosse quello di un monarca assoluto a cui tutto era concesso, in barba alla legge sulla stampa, ai codici deontologici dei giornalisti, allo statuto dei lavoratori e, soprattutto, all’art.21 della Costituzione.
Ora delle roboanti imprese e degli investimenti milionari sono rimaste solo le macerie in una città, senza tv, senza basket, tra poco purtroppo anche senza calcio e, in molti, senza più dignità. Una lezione che dovrebbe insegnare qualcosa, ai trapanesi a non aspettare Messia, perché ne è esistito uno solo, ma essere fautori del proprio destino, e a noi a continuare a fare domande, soprattutto scomode, senza infingimenti.
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