Questo pomeriggio, al Tribunale di Trapani, inizia il processo con rito ordinario dell’operazione “Aquila”.
Sul banco degli imputati 22 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga, porto abusivo di armi, minacce ed estorsioni.
Al centro dell’inchiesta c’è Alcamo, indicata dagli investigatori come una piazza di spaccio attiva da anni.
È il filone principale di un’indagine partita sette anni fa e rimasta a lungo sospesa, che ora entra nella fase del dibattimento.
Il processo e gli imputati
Gli imputati iniziali erano 28, rinviati a giudizio nel settembre dello scorso anno.
Alcuni hanno scelto riti alternativi.
Per 22 di loro si apre invece il processo ordinario, con la prima udienza fissata alle 14.30 di lunedì.
La maggior parte degli imputati è di Alcamo, città da cui sono partite le indagini del commissariato di Pubblica sicurezza.
Gli altri provengono da Partinico, Palermo, Gibellina, Trappeto e Borgetto.
All’epoca dell’inchiesta tutti furono denunciati a piede libero.
Il nome più rilevante
Tra gli imputati c’è Michele Casarrubia, di Partinico.
Nel marzo scorso è stato condannato a vent’anni di reclusione in un’altra inchiesta su mafia e droga legata al clan Vitale.
La sua posizione è considerata una delle più importanti anche nel processo che si apre domani.
La piazza di spaccio di Alcamo
Secondo l’accusa, il gruppo gestiva un traffico stabile di cocaina.
La droga veniva venduta ad Alcamo a circa 70 euro a dose.
Gli approvvigionamenti arrivavano soprattutto da Palermo e Partinico.
Lo spaccio non si fermava alla città.
Le cessioni avvenivano anche nei comuni vicini: Castellammare del Golfo, Balestrate, Trappeto e la stessa Partinico.
Un mercato continuo, con clienti abituali e un sistema organizzato.
Minacce e recupero crediti
Le indagini descrivono anche un meccanismo di recupero crediti.
In più occasioni le pressioni per il pagamento sarebbero sfociate in minacce.
Non solo verso i consumatori, ma anche nei confronti dei loro genitori.
Pistole e intimidazioni
L’inchiesta racconta un livello di pericolosità che va oltre lo spaccio.
Nel novembre del 2018 due indagati si sarebbero allenati a sparare con una pistola calibro 7,65.
I colpi sarebbero stati esplosi contro cartelli stradali lungo la statale 113.
L’auto su cui viaggiavano era intercettata.
I poliziotti ascoltarono in diretta le esplosioni dei colpi d’arma da fuoco.
Intercettazioni e video
A sostenere l’impianto accusatorio ci sono intercettazioni telefoniche e ambientali.
Fondamentali anche i riscontri video.
Gli investigatori hanno documentato cessioni di cocaina in luoghi precisi.
Tra questi una sala giochi e un magazzino alla periferia di Alcamo.
Elementi che ora saranno valutati dai giudici.
Il legame con l’operazione “Oro bianco”
Durante le indagini su “Aquila”, il commissariato di Alcamo scoprì un altro vasto giro di stupefacenti.
Da quell’attività nacque, nel 2019, l’operazione “Oro bianco”.
Si tratta di due inchieste distinte.
Il contesto, però, è lo stesso: una rete di spaccio radicata nello stesso territorio.