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22/01/2026 06:00:00

Sanità siciliana in equilibrio sulla carta: i conti tornano, il costo ricade sui cittadini

In Sicilia il problema non è più soltanto far quadrare i conti, ma capire a quale prezzo e, soprattutto, chi lo sta pagando. Perché mentre i bilanci della sanità regionale nel 2024 si chiudono formalmente in equilibrio, fuori dalle tabelle contabili cresce una pressione silenziosa ma costante: quella che si sposta direttamente sui cittadini.

Il quadro emerge dall’ultimo Rapporto del Ministero dell’Economia e delle Finanze – Ragioneria generale dello Stato, basato sulle verifiche dei Tavoli tecnici sui conti sanitari regionali. Un documento che certifica numeri e saldi, ma che, letto oltre la superficie, racconta un sistema in equilibrio solo sulla carta.

 

Il dato nazionale: un sistema sotto stress

 

A livello nazionale il 2024 si è chiuso con un risultato complessivo negativo per il Servizio sanitario nazionale pari a –2.572,6 milioni di euro. Un disavanzo che non riguarda più soltanto le regioni storicamente in difficoltà, ma attraversa l’intero sistema, coinvolgendo anche territori che fino a pochi anni fa apparivano solidi.

Solo cinque regioni hanno chiuso l’anno con un risultato positivo: Lazio (+194,9 milioni), Lombardia (+5,1 milioni), Veneto (+0,5 milioni), Marche (+0,8 milioni) e Campania (+1,7 milioni). Tutte le altre restano in rosso, spesso con disavanzi superiori ai 100 milioni di euro. Un segnale chiaro di una tensione strutturale che non può più essere letta 

come un’emergenza localizzata.

 

La Sicilia: equilibrio raggiunto

 

Nel contesto nazionale, la Sicilia presenta un risultato formalmente positivo. Al quarto trimestre del 2024 il Servizio sanitario regionale è passato da un disavanzo di –19,162 milioni di euro a un avanzo di +2,434 milioni. Il riequilibrio è stato possibile grazie a coperture complessive pari a 21,596 milioni di euro, costituite quasi interamente da risorse del Fondo sanitario nazionale vincolate al SSR e impegnate nel bilancio regionale 2025, con una quota residuale di risorse regionali.

Il pareggio consente alla Regione di attestarsi ufficialmente in equilibrio, ma lo stesso Rapporto ministeriale chiarisce che anche nel 2024 il risultato siciliano poggia in larga misura su componenti straordinarie. La gestione straordinaria ha infatti prodotto un saldo positivo di 336 milioni di euro, all’interno del quale rientrano 87 milioni legati all’esecuzione della sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2024, relativa al finanziamento dell’ARPA.

Senza questi correttivi, l’assetto dei conti sarebbe stato ben diverso. Ed è proprio qui che si misura la distanza tra un equilibrio contabile e un equilibrio strutturale: il primo fotografa un risultato, il secondo definisce la tenuta reale del sistema nel tempo.

 

Il confronto con le altre regioni in Piano di rientro

 

Nel confronto con le regioni ancora sottoposte a Piano di rientro, la Sicilia si colloca in una posizione intermedia. Nel 2024 l’Abruzzo ha registrato un disavanzo di –113 milioni, il Molise –72,5 milioni, la Calabria –118,5 milioni e la Puglia –132,4 milioni. Rispetto a questi dati, il disavanzo siciliano ante coperture appare più contenuto.

Questo, però, non basta a certificare il superamento delle criticità. Non a caso, nel Rapporto non compare alcun atto formale che sancisca l’uscita della Sicilia dal Piano di rientro. La Regione continua a essere valutata all’interno del perimetro di sorveglianza ministeriale, segno che il percorso di riequilibrio strutturale non è ancora considerato concluso.

 

Quando a pagare è il cittadino

 

In Sicilia la spesa sanitaria privata ha superato i 2,25 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 2,08 miliardi del 2023 e agli 1,94 miliardi del 2022. La crescita annua, pari a circa il +7,9%, è in linea con la media nazionale, ma assume un peso ben diverso in una regione caratterizzata da redditi più bassi e da una maggiore fragilità sociale.

I valori pro capite restano inferiori a quelli del Centro-Nord, ma la tendenza è chiara: aumenta il ricorso al privato per visite, esami, interventi e farmaci. Le visite specialistiche e gli interventi assorbono quasi la metà della spesa privata complessiva, seguite dalle prestazioni erogate da strutture private autorizzate e accreditate.

Un equilibrio che, dunque, tiene nei conti ma si scarica sempre più sulle famiglie, trasformando il diritto alla cura in una variabile dipendente dal reddito.