Rischio idraulico a Trapani. Un piano da 41 milioni
Trapani compie un passo decisivo sul fronte della sicurezza idraulica. Dopo tre anni di studi e analisi, il Comune ha approvato il progetto di mitigazione del rischio che punta a cambiare radicalmente il modo in cui la città affronta piogge intense, allagamenti e criticità legate alla rete fognaria. A fare il punto è Orazio Amenta, dirigente dei Lavori pubblici, che parla di una svolta attesa da anni.
Un piano per i prossimi dieci anni
«Oggi possiamo dire di avere finalmente uno strumento pianificatorio e programmatorio», spiega Amenta. Un documento che guarda ai prossimi dieci anni e che nasce dall’esperienza delle alluvioni che hanno colpito Trapani negli ultimi anni. L’obiettivo è chiaro: rendere la città più resiliente di fronte a eventi meteorologici sempre più estremi e frequenti, legati al cambiamento climatico.
Investimenti per 41 milioni di euro
Il piano quantifica in modo preciso gli interventi necessari e le risorse da mettere in campo. L’investimento complessivo è di 41 milioni di euro. Circa 17 milioni sono destinati al sistema delle acque bianche e al loro convogliamento, 20 milioni riguardano le acque nere, mentre la parte restante è dedicata alla riforestazione, alla messa in sicurezza dei versanti e alla gestione delle acque che scendono dal Monte Erice. Un lavoro che non riguarda solo Trapani, ma che è stato condiviso con il Comune di Erice, con cui è già stato firmato un protocollo d’intesa, perché le criticità idrauliche non si fermano ai confini amministrativi.
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I pareri favorevoli degli enti
Il progetto ha già superato un passaggio importante: l’esame degli enti competenti. Autorità di bacino, commissario per l’emergenza idrogeologica, Genio civile e Autorità portuale hanno espresso parere favorevole. Un segnale che, secondo Amenta, conferma la solidità tecnica del lavoro svolto e la sua coerenza con le strategie di prevenzione del rischio idraulico.
Perché Trapani va in crisi quando piove
Alla base delle difficoltà della città c’è una storia urbanistica complessa. Trapani ha conosciuto, soprattutto in passato, uno sviluppo spesso privo di controllo, che ha portato alla scomparsa del reticolo idrografico naturale. Sono stati cancellati canali, corsi d’acqua, bacini e persino il lago Cepeo, elementi che un tempo aiutavano a smaltire le acque piovane. Oggi la città, sostanzialmente pianeggiante, non ha pendenze naturali sufficienti e l’acqua finisce tutta nella rete fognaria, che non è stata progettata per reggere questi carichi.
Il limite del modello attuale
Secondo Amenta, continuare a spingere l’acqua verso pochi punti di scarico, come avviene oggi, non è più sostenibile. «Pompare tutto verso via Tunisi e poi al mare è un paradosso», spiega, perché un sistema del genere non riesce più a svolgere la sua funzione in presenza di piogge intense e concentrate in poco tempo.
Canali a cielo aperto e vasche di laminazione
Nel piano entra così un cambio di paradigma. Si parla di canali a cielo aperto e di vasche di laminazione, soluzioni già adottate in molte città europee. Non solo opere tecniche, ma interventi che possono avere anche una funzione ambientale, paesaggistica e di riqualificazione urbana. Canali e bacini capaci di rallentare l’acqua, trattenerla e ridurre la pressione sulla rete fognaria, integrandosi con il verde e lo spazio pubblico.
Tempi e risorse
Il documento approvato è ancora preliminare, un passo prima dello studio di fattibilità. Ma il dato politico e tecnico è che oggi il Comune sa esattamente cosa serve e quanto costa. «Trapani non potrà mai sostenere da sola 41 milioni di euro», chiarisce Amenta. Per questo il passaggio decisivo sarà l’inserimento del piano nella programmazione regionale e nazionale. Il rischio idraulico della città è tra i più elevati in Sicilia e, una volta reperite le risorse, i progetti potrebbero andare in gara in tempi relativamente rapidi.
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