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25/01/2026 06:00:00

Acqua, fuoco e silenzi. Trapani e i misteri di un’emergenza che non finisce mai 

A Trapani l’acqua non è mai soltanto una questione tecnica. È un problema strutturale, cronico, che attraversa decenni di promesse mancate, reti colabrodo, turnazioni infinite e soluzioni tampone diventate normalità. È un tema che tocca la vita quotidiana dei cittadini, ma che negli ultimi mesi ha assunto contorni ancora più inquietanti, tra incendi dolosi, indagini giudiziarie, solidarietà scomparse e denunce civiche rimaste senza risposte.

Questa storia parte da un fatto di cronaca preciso. Nei primi giorni di dicembre, nella stessa notte, quattro autobotti sono state distrutte da un incendio doloso. Due appartenevano alla ditta Vittorioso, azienda storica del trasporto idrico nel Trapanese, altre due alla Palma Autospurghi. Ignoti si sono introdotti nei rispettivi autoparchi e hanno appiccato il fuoco ai mezzi, colpendo al cuore due imprese che garantiscono un servizio essenziale in città e nell’hinterland, dove le condotte pubbliche non assicurano approvvigionamenti regolari.

Non si è trattato di un episodio isolato o casuale. Le autobotti sono una componente strutturale del sistema idrico trapanese: senza di loro, interi quartieri restano a secco. Colpirle significa mettere in crisi non solo delle aziende private, ma un equilibrio fragile che regge sull’emergenza permanente.

 

La solidarietà e il vuoto

 

Nei giorni successivi all’incendio, amici e conoscenti della famiglia Vittorioso avevano lanciato una raccolta fondi online per sostenere la ripresa dell’attività. Un gesto spontaneo, raccontato anche su Tp24, che aveva acceso i riflettori su una realtà spesso invisibile: aziende private che suppliscono alle carenze del pubblico, pagando però un prezzo altissimo in termini di esposizione, rischi e costi.

Oggi, a distanza di poche settimane, quel link non è più disponibile. La raccolta fondi risulta scomparsa. Nessuna spiegazione pubblica, nessun aggiornamento ufficiale. Non è chiaro se l’obiettivo sia stato raggiunto, se la campagna sia stata chiusa volontariamente o rimossa. Un dettaglio solo in apparenza marginale, che si aggiunge a una lunga serie di silenzi.

 

La Procura indaga

 

Nel frattempo la vicenda è finita sul tavolo della Procura della Repubblica di Trapani, che ha aperto un’indagine sugli incendi dolosi. Sul campo operano Polizia e Carabinieri. Gli investigatori lavorano su più fronti e mantengono il massimo riserbo.

Il sospetto che ad agire sia stata la stessa mano criminale è forte. Le ipotesi restano tutte aperte: intimidazione, concorrenza spietata, ritorsioni personali, pressioni estorsive. I titolari delle aziende, stando a quanto trapela, avrebbero però escluso di aver subito richieste di taglieggiamento. A disposizione degli inquirenti ci sarebbero anche immagini di videosorveglianza, ora al vaglio.

Una cosa, però, è certa: la dolosità degli incendi è accertata. Qualcuno ha deciso di colpire proprio chi porta l’acqua in una città assetata.

 

Le autobotti e la politica

 

In questo contesto si inserisce anche l’iniziativa del Consiglio comunale di Trapani, dove si è insediata una commissione d’indagine sull’atavica crisi idrica cittadina. Un passaggio politico importante, almeno sulla carta, perché riconosce ufficialmente che l’emergenza non è contingente ma strutturale.

E inevitabilmente, dentro l’agenda della commissione, entrano anche le autobotti incendiate. Non come fatto isolato, ma come sintomo di un sistema che vive di supplenze private e che diventa vulnerabile proprio nei suoi punti più sensibili.

 

La denuncia dei cittadini

 

A completare il quadro arrivano le denunce di un comitato spontaneo di cittadini, che nelle ultime settimane ha diffuso un documento durissimo. Il punto di partenza è semplice quanto disarmante: se Trapani dispone di pozzi idrici e persino di un dissalatore, perché la distribuzione continua a saltare, anche in pieno inverno?

Secondo il comitato, quando uno o più pozzi vanno in blocco interi quartieri restano senza acqua. E allora la domanda diventa inevitabile: dove finisce l’acqua prodotta dal dissalatore? Perché non garantisce continuità? E perché la gestione delle risorse idriche comunali continua a essere avvolta da opacità e mancanza di informazioni chiare?

I cittadini ricordano come già nel maggio 2025 fosse stata presentata una denuncia, con circa una ventina di firmatari, per i continui disservizi idrici in diversi quartieri, con riferimento anche al presunto mancato funzionamento dei pozzi in contrada Bresciana, poi smentito dall’amministrazione comunale. Una smentita che, però, non ha dissipato i dubbi.

La lista delle criticità è lunga: assenza di un servizio di pronto intervento attivo 24 ore su 24; mancanza di una figura tecnica dedicata prevista dalla Carta dei Servizi; assenza di un servizio sostitutivo automatico tramite autobotti in caso di interruzioni idriche. Tutti elementi che rendono i cittadini completamente scoperti.

Non solo. Nel documento si parla anche di gravi inadeguatezze nella gestione complessiva, di utenti senza tutele che continuano a ricevere bollette pur in presenza di disservizi cronici. E torna il tema delle cisterne private, che non sempre sarebbero collocate secondo le regole, alimentando ulteriori rischi e disuguaglianze.

 

Il diritto all’acqua, sulla carta

 

Il filo che lega incendi, indagini, autobotti e denunce civiche è uno solo: il diritto all’acqua, proclamato ma mai pienamente garantito. A Trapani l’emergenza è diventata sistema, e il sistema produce zone grigie, interessi contrapposti, vulnerabilità.

Quando l’acqua manca, qualcuno la porta. Quando qualcuno la porta, qualcuno decide di colpirlo. E quando i cittadini chiedono spiegazioni, spesso ottengono solo silenzi o smentite formali.

L’inchiesta giudiziaria è appena iniziata, la commissione consiliare muove i primi passi, le denunce civiche restano lì, nero su bianco. Ma una domanda attraversa tutto questo racconto: quanto ancora Trapani può permettersi di vivere senza una soluzione strutturale, trasparente e pubblica a un problema che dura da decenni?

Perché, in questa città, l’acqua non manca soltanto. A volte brucia. E quasi sempre lascia dietro di sé più domande che risposte.