La caduta di calcinacci sul banco di un’aula del plesso scolastico “Gentile” di Salemi riaccende con forza il tema, mai definitivamente risolto in generale, della sicurezza degli edifici scolastici.
Un episodio che, pur non avendo causato feriti, ha posto interrogativi seri e non più rinviabili sulla tutela dell’incolumità degli studenti, del personale scolastico e dell’utenza tutta.
“Siamo di fronte a un fatto che non può essere archiviato come una semplice fatalità”, e stato sottolineato da diversi commentatori e cittadini.
Mentre dai banchi dell’opposizione viene ribadito che “Quando si parla di scuole, il livello di attenzione deve essere massimo, perché in gioco c’è la sicurezza dei nostri figli e di chi ogni giorno lavora negli istituti”.
Di fronte a un fatto tanto delicato, ci si sarebbe attesi una presa di posizione chiara e condivisa da parte dell’intero arco politico cittadino. E, perché, no? Anche da parte dei genitori, attraverso i consigli di classe e d’Istituto. Che anche se l’avessero fatto, perché non e’ stato reso pubblico?
E invece, ancora una volta, si e’ registrato un silenzio diffuso, tanto più grave se si considera che la scuola rappresenta non solo un servizio essenziale, ma anche il cuore del futuro di una comunità che, negli ultimi decenni, ha già visto ridursi drasticamente la propria consistenza demografica.
Perché, ci chiediamo ancora una volta, tanto silenzio? Eppure si e’ trattato di un incidente che ha messo a repentaglio l’incolumità’ dei nostri piccoli.
Di cosa si ha paura in questa città?
Si sa che il “silenzio” può essere anche un modo di comunicare potente, capace di esprimere emozioni, essere propositivo, negativo o manifestare indifferenza.
Cosa vuole comunicare la nostra comunità?
Un dato emblematico, che contribuisce a spiegare il crescente distacco dei cittadini dalla politica attiva?
A intervenire ufficialmente sulla vicenda è stata soltanto l’opposizione consiliare. Ma anche qui, solo una parte di essa.
Qualcuno della maggioranza a creduto di liquidare la presa di posizione come un semplice “gioco delle parti”.
“Non è un gioco chiedere sicurezza e rispetto delle regole – ha commentato Giuseppina Spagnolo, autrice dell’interrogazione rivolta all’Amministrazione – ma un dovere istituzionale che continueremo a esercitare”.
Il ruolo dell’opposizione, secondo noi, resta fondamentale e imprescindibile: e’ il “sale” della democrazia, come spesso si è detto. Anche perché i ruoli istituzionali non sono eterni e chi oggi governa potrebbe domani trovarsi sui banchi della minoranza e viceversa.
Concetti elementari, che tuttavia ancora una vola faticano a consolidarsi nel contesto politico e culturale salemitano.
Non è un dettaglio secondario, in questo quadro, neppure il nome affibbiato al plesso scolastico in cui e’ accaduto l’increscioso episodio che stiamo raccontando.
La scelta di intitolarlo a Giovanni Gentile e’ abbastanza eloquente e indicativo.
Filosofo e ideologo del fascismo fino alla Repubblica di Salò, fu l’autore di quella riforma scolastica in senso selettivo ed elitario, che lo stesso Mussolini definì “la più fascista” delle riforme. Tra le tante personalità della Repubblica democratica da cui potere attingere, si preferì un gerarca autoritario e razzista.
Solo un caso?
Nell’interrogazione, la consigliera Giuseppina Spagnolo, richiamando l’attenzione sulle normative nazionali tuttora vigenti, ha ricordato che “gli edifici scolastici di Salemi sono di proprietà comunale” e ch “la legge attribuisce all’Ente proprietario precise responsabilità in materia di manutenzione, sicurezza strutturale e certificazioni”.
Alla luce della recente caduta di intonaco nel plesso “Gentile”, ha chiesto “l’effettuazione urgente di sopralluoghi tecnici su tutti gli edifici scolastici comunali, la verifica dello stato manutentivo e impiantistico e la trasmissione di una serie di documenti fondamentali: certificati di agibilità, certificazioni degli impianti, certificazione di prevenzione incendi, documentazione sulla vulnerabilità sismica, oltre ai verbali degli interventi di manutenzione effettuati negli ultimi anni.”
Di conseguenza, ha chiesto di conoscere le misure immediate adottate o programmate per garantire la sicurezza e il piano complessivo di messa in sicurezza degli edifici scolastici.”
“Non si tratta di polemica – conclude la nota della Spagnolo – ma di assicurare condizioni dignitose e sicure a studenti e lavoratori della scuola, nel pieno rispetto delle norme vigenti”.
Sulla sicurezza delle scuole non possono esistere ambiguità, silenzi o tatticismi politici.
Anche la semplice caduta di intonaco, ogni segnale di degrado, deve suonare come un campanello d’allarme per le istituzioni che di conseguenza devono rassicurare l’intera comunità.
Una semplice caduta di calcinacci, che, come si può ben vedere dalla foto che alleghiamo, solo il caso ( la cui etimologia deriva dal latino “casus” che significa appunto “caduta”) non ha voluto che rimanesse ferito un solo bambino. Non sfidiamolo ancora il “caso”!
Ecco perché garantire edifici scolastici sicuri non è un atto gentile o una concessione, ma un obbligo morale e istituzionale.
La qualità della politica locale passa, inevitabilmente, anche dalla capacità di rispondere con serietà e tempestività a queste emergenze.
Franco Ciro Lo Re