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26/01/2026 06:00:00

Strage di Alcamo Marina, 50 anni dopo: una ferita aperta nella storia d'Italia /1

Cinquant’anni dopo, la notte di Alcamo Marina non appartiene solo a un lembo di Sicilia. Appartiene all’Italia intera. Perché quella tra il 26 e il 27 gennaio 1976 non è stata soltanto una strage di due carabinieri in una casermetta di periferia. È stata una frattura profonda nello Stato di diritto, una vicenda in cui verità, giustizia e responsabilità sono state sistematicamente piegate, occultate, negate.

A mezzo secolo di distanza, la strage di Alcamo Marina resta uno dei più oscuri misteri italiani. Nessun colpevole. Nessun mandante. Nessuna verità ufficiale. Solo un’impressionante sequenza di depistaggi, silenzi, omissioni e vite distrutte.

 

La notte dell’eccidio: Alkamar

 

È notte fonda quando un commando armato fa irruzione nella casermetta dei carabinieri di Alcamo Marina, nome in codice Alkamar.
All’interno dormono due giovani militari: Salvatore Falcetta, appuntato trentacinquenne di Castelvetrano, e Carmine Apuzzo, carabiniere semplice di appena diciannove anni, originario di Castellammare di Stabia.

La porta viene forzata con una fiamma ossidrica. I killer entrano, sparano a distanza ravvicinata. Falcetta tenta di reagire, viene colpito al petto e al volto. Apuzzo viene ucciso nel letto, con un colpo alla tempia.
I due carabinieri non hanno scampo.

All’alba del 27 gennaio, la scoperta casuale: la scorta del segretario del MSI Giorgio Almirante, in transito sulla statale, nota la porta divelta. Dentro, una scena di sangue e devastazione. Armi, munizioni, divise e tesserini sono spariti. Le ruote dell’auto di servizio sono state tagliate. Il telefono è fuori uso.

È un’esecuzione. Non una rapina. Non un gesto improvvisato.

 

 

 

Un delitto che parla a tutta l’Italia

 

Da subito è chiaro che Alcamo Marina non è un fatto locale. Il contesto è quello dell’Italia degli anni Settanta: terrorismo, strategia della tensione, apparati paralleli, traffici d’armi, Gladio. Il Trapanese è una terra attraversata da presenze opache, basi logistiche, movimenti notturni, voci mai approfondite. Si parla di mafia. Di terrorismo. Di armi. Di servizi segreti. Ma nessuna pista viene seguita fino in fondo.

 

I colpevoli perfetti: giovani innocenti

 

Nel giro di poche settimane, però, lo Stato individua i responsabili. Sono cinque giovani, tutti di Alcamo o Partinico: Giuseppe Gulotta, Vincenzo Ferrantelli, Gaetano Santangelo, Giovanni Mandalà e Giuseppe Vesco. Le confessioni arrivano le torture: botte, scariche elettriche, acqua e sale, pistole puntate alla testa.
Confessioni false, estorte, ritrattate davanti ai magistrati. Ma inutilmente. La macchina giudiziaria va avanti lo stesso. Gulotta viene condannato all’ergastolo e resterà in carcere 22 anni da innocente. Mandalà morirà in cella. Ferrantelli e Santangelo fuggiranno in Brasile. Vesco, dopo aver ritrattato, verrà trovato morto in carcere: suicidio, si dirà, nonostante avesse una mano amputata.

 

 

Un’altra strage: quella della giustizia

 

La strage di Alcamo Marina non ha fatto solo due vittime. Ne ha fatte almeno altre cinque. Giovani annientati per chiudere in fretta un caso troppo scomodo.

Per decenni quella verità costruita regge. Finché nel 2008 accade qualcosa di raro: un carabiniere parla.
È l’ex brigadiere Renato Olino, presente la notte delle torture. Racconta tutto. Conferma gli abusi. Smonta l’impianto accusatorio.

Da lì partono i processi di revisione. Il 13 febbraio 2012, Giuseppe Gulotta viene finalmente assolto: non ha commesso il fatto. Dopo 36 anni di calvario giudiziario.

 

Ma chi ha ucciso Falcetta e Apuzzo?

 

Qui sta il nodo che, cinquant’anni dopo, resta irrisolto. Perché l’unica verità accertata è che gli innocenti erano innocenti. Sui veri assassini, nulla. Le inchieste riaperte non portano a risultati. Nel 2020 la Procura di Trapani archivia definitivamente il caso: nessuna ipotesi investigativa degna di approfondimento.
Dodici anni di indagini senza indagini. Una conclusione che suona come una resa. O peggio: come un atto politico.

A cinquant’anni dalla strage, Alcamo Marina resta un simbolo.Del fallimento della giustizia.Dell’uso della tortura. Dei depistaggi di Stato. Di una verità che qualcuno non ha mai voluto cercare davvero.

 

Continua...