Uno spettro si aggira per l’Europa del basket. Non è il fantasma di qualche leggendario coach slavo o di un playmaker dimenticato, ma quello – vivente e tweetante – di Valerio Antonini. Un imprenditore che si era incoronato imperatore dello sport trapanese, salvo poi precipitare in pochi mesi da salvatore della patria a protagonista di uno dei più clamorosi flop del basket italiano.
Nell’edizione di oggi, Il Giornale dedica un ritratto tagliente a questa parabola, parlando di “corona di latta”, “scettro di tweet al veleno” e “ego da dirigibile”. Una satira pungente che ripercorre l’arrivo trionfale di Antonini a Trapani, l’ingaggio di allenatori di fama come Repesa, le promesse da 170 milioni per la Cittadella dello Sport, le luci patinate di un progetto faraonico… fino al crollo.
Dalla gloria al disastro
Il finale è noto: esclusione dalla Serie A, penalizzazioni, ammenda da 600 mila euro, inibizione per il patron, titoli sportivi azzerati e un’intera tifoseria lasciata senza squadra. “Risultati azzerati come un brutto sogno”, scrive Il Giornale, sottolineando come tutto sia evaporato in un soffio.
In mezzo, proclami, interviste infuocate, accuse alla FIP, alla giustizia sportiva, all’Agenzia delle Entrate, ai sindaci, ai burocrati. E ancora: post indignati, video lacrimogeni, e il copione ormai consueto della vittima solitaria contro il sistema.
Drepanon, parentesi sfortunata
Antonini, però, non molla. A Domani ha ribadito che andrà fino in fondo con la giustizia ordinaria, che porterà tutti in tribunale e che non venderà nulla. Anzi, “rinascere” è la parola d’ordine: magari in un’altra città, più grata, più pronta a riconoscere il “privilegio” della sua visione imprenditoriale.
“Drepanon?”, scrive ironicamente Tabacchi, “una parentesi sfortunata”. Come se Trapani fosse solo un errore di percorso, una deviazione non prevista nel grande piano del Tycoon. E così, nel frattempo, si guarda già altrove. La prossima piazza ignara potrebbe pensare di aver vinto il jackpot, mentre magari sta solo per ereditare un castello di carte.
La domanda finale
La stoccata finale è una domanda che pesa come un macigno: “Chi si straccia le vesti ora, può essere certo di poter scagliare la pietra senza che torni indietro come boomerang?” È una provocazione scomoda. Forse rivolta anche a istituzioni e tifosi che hanno spalancato le porte e chiuso gli occhi.
Perché se è vero che Antonini ha disatteso regole e promesse, è altrettanto vero che, per un certo periodo, è stato celebrato come il demiurgo del nuovo basket trapanese. E adesso, nel disastro, si fa la conta dei danni, degli errori, e dei silenzi di chi avrebbe dovuto vigilare.
Trapani, intanto, resta senza una squadra. Ma con una grande lezione da imparare. E con il bisogno, urgente, di ripartire da chi ama davvero questo sport.
Ecco il testo dell'articolo del Giornale di oggi:
Uno spettro si aggira per l'Europa, stavolta travestito da imperatore del basket con corona di latta, scettro di tweet al veleno ed ego da dirigibile.
Valerio Antonini è atterrato a Trapani da messia multimilionario, ha gonfiato gli Sharks in LBA e Champions con milioni svaniti in un soffio, impianti da spot patinato e proclami, per poi farli implodere in barzelletta surreale. Gran finale da cabaret ed esclusione dalla Serie A in gennaio, risultati azzerati come brutto sogno, ammenda da 600K euro, inibizione per il re offeso. Penalizzazioni da collezionista e vittimismo da Oscar, tifosi bidonati, tempeste ordite da nemici, malagiustizia, e la FIP che non vedeva.
Tocco satirico supremo, dice che Trapani lo ha pugnalato e lui che fa? Molla? Macché, rilancia. Ripartirà altrove, in un’altra città con stimoli freschi. La greca Drepanon? Parentesi sfortunata, esperimento sabotato da burocrazia cieca, istituzioni ostili, gente che non ha colto il privilegio del suo impero. Il grande progetto da 170 milioni, Cittadella dello Sport da paradiso cestistico, 400 posti di lavoro come coriandoli, tutto evaporato. Salverà titoli e soldi, magari rilevando un altro titolo A per scaricarlo al volo, e rinascerà. Nel calcio ha accumulato quindici punti di penalizzazione per vizi gemelli, ma il circo clou è sul parquet, con ambizioni da tycoon e zero accountability, pronto per montare un altro trono di cartone in una città ignara che penserà di aver vinto il jackpot.
Domanda impertinente: chi si straccia le vesti ora, può essere certo di poter scagliare la pietra senza che torni indietro come boomerang?