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26/01/2026 15:54:00

Valerio Antonini, il Re decaduto del parquet. E adesso?

Uno spettro si aggira per l’Europa del basket. Non è il fantasma di qualche leggendario coach slavo o di un playmaker dimenticato, ma quello – vivente e tweetante – di Valerio Antonini. Un imprenditore che si era incoronato imperatore dello sport trapanese, salvo poi precipitare in pochi mesi da salvatore della patria a protagonista di uno dei più clamorosi flop del basket italiano.

 

Nell’edizione di oggi, Il Giornale dedica un ritratto tagliente a questa parabola, parlando di “corona di latta”, “scettro di tweet al veleno” e “ego da dirigibile”. Una satira pungente che ripercorre l’arrivo trionfale di Antonini a Trapani, l’ingaggio di allenatori di fama come Repesa, le promesse da 170 milioni per la Cittadella dello Sport, le luci patinate di un progetto faraonico… fino al crollo.

 

Dalla gloria al disastro

 

Il finale è noto: esclusione dalla Serie A, penalizzazioni, ammenda da 600 mila euro, inibizione per il patron, titoli sportivi azzerati e un’intera tifoseria lasciata senza squadra. “Risultati azzerati come un brutto sogno”, scrive Il Giornale, sottolineando come tutto sia evaporato in un soffio.

In mezzo, proclami, interviste infuocate, accuse alla FIP, alla giustizia sportiva, all’Agenzia delle Entrate, ai sindaci, ai burocrati. E ancora: post indignati, video lacrimogeni, e il copione ormai consueto della vittima solitaria contro il sistema.

 

Drepanon, parentesi sfortunata

 

Antonini, però, non molla. A Domani ha ribadito che andrà fino in fondo con la giustizia ordinaria, che porterà tutti in tribunale e che non venderà nulla. Anzi, “rinascere” è la parola d’ordine: magari in un’altra città, più grata, più pronta a riconoscere il “privilegio” della sua visione imprenditoriale.

“Drepanon?”, scrive ironicamente Tabacchi, “una parentesi sfortunata”. Come se Trapani fosse solo un errore di percorso, una deviazione non prevista nel grande piano del Tycoon. E così, nel frattempo, si guarda già altrove. La prossima piazza ignara potrebbe pensare di aver vinto il jackpot, mentre magari sta solo per ereditare un castello di carte.

 

La domanda finale

 

La stoccata finale è una domanda che pesa come un macigno: “Chi si straccia le vesti ora, può essere certo di poter scagliare la pietra senza che torni indietro come boomerang?” È una provocazione scomoda. Forse rivolta anche a istituzioni e tifosi che hanno spalancato le porte e chiuso gli occhi.

Perché se è vero che Antonini ha disatteso regole e promesse, è altrettanto vero che, per un certo periodo, è stato celebrato come il demiurgo del nuovo basket trapanese. E adesso, nel disastro, si fa la conta dei danni, degli errori, e dei silenzi di chi avrebbe dovuto vigilare.

Trapani, intanto, resta senza una squadra. Ma con una grande lezione da imparare. E con il bisogno, urgente, di ripartire da chi ama davvero questo sport.

 

Ecco il testo dell'articolo del Giornale di oggi:

 

Uno spet­tro si aggira per l'Europa, sta­volta tra­ve­stito da impe­ra­tore del basket con corona di latta, scet­tro di tweet al veleno ed ego da diri­gi­bile.

Vale­rio Anto­nini è atter­rato a Tra­pani da mes­sia mul­ti­mi­lio­na­rio, ha gon­fiato gli Sharks in LBA e Cham­pions con milioni sva­niti in un sof­fio, impianti da spot pati­nato e pro­clami, per poi farli implo­dere in bar­zel­letta sur­reale. Gran finale da caba­ret ed esclu­sione dalla Serie A in gen­naio, risul­tati azze­rati come brutto sogno, ammenda da 600K euro, ini­bi­zione per il re offeso. Pena­liz­za­zioni da col­le­zio­ni­sta e vit­ti­mi­smo da Oscar, tifosi bido­nati, tem­pe­ste ordite da nemici, mala­giu­sti­zia, e la FIP che non vedeva.

Tocco sati­rico supremo, dice che Tra­pani lo ha pugna­lato e lui che fa? Molla? Mac­ché, rilan­cia. Ripar­tirà altrove, in un’altra città con sti­moli fre­schi. La greca Dre­pa­non? Paren­tesi sfor­tu­nata, espe­ri­mento sabo­tato da buro­cra­zia cieca, isti­tu­zioni ostili, gente che non ha colto il pri­vi­le­gio del suo impero. Il grande pro­getto da 170 milioni, Cit­ta­della dello Sport da para­diso cesti­stico, 400 posti di lavoro come corian­doli, tutto eva­po­rato. Sal­verà titoli e soldi, magari rile­vando un altro titolo A per sca­ri­carlo al volo, e rina­scerà. Nel cal­cio ha accu­mu­lato quin­dici punti di pena­liz­za­zione per vizi gemelli, ma il circo clou è sul par­quet, con ambi­zioni da tycoon e zero accoun­ta­bi­lity, pronto per mon­tare un altro trono di car­tone in una città ignara che pen­serà di aver vinto il jac­k­pot.

Domanda imper­ti­nente: chi si strac­cia le vesti ora, può essere certo di poter sca­gliare la pie­tra senza che torni indie­tro come boo­me­rang?



Basket | 2026-01-26 17:00:00
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