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27/01/2026 23:33:00

Alcamo, la morte di Bruno Gagliano e le polemiche

Non si attenua il dolore per la morte di Bruno Gagliano, in arte KastaDiva, celebre drag artist della nightlife italiana. Aveva 40 anni, era originario di Alcamo e da oltre quindici anni era una presenza iconica delle serate LGBTQIA+ più importanti del Paese, da Roma al Nord Italia. La sua scomparsa ha lasciato una ferita profonda non solo nella comunità artistica, ma anche in quella umana che negli anni aveva imparato a conoscerne fragilità, talento e battaglie.

 

Quindici anni sui palchi della libertà

 

KastaDiva è stata una protagonista assoluta della scena drag italiana. Performer magnetica, raffinata, regina del lipsync, ha calcato per anni palchi simbolo come il Muccassassina, il Gay Village, il GIAM e il Padova Pride Village, diventando un riferimento per intere generazioni di artisti e spettatori. Nel 2017 aveva vinto il titolo di Miss Drag Queen Lazio, consacrando una carriera costruita tra arte, impegno e visibilità.

Make-up artist di professione, Bruno aveva dato vita a un alter ego potente, capace di fondere eleganza, provocazione e politica del corpo. Poi, durante il periodo del Covid, aveva deciso di salutare KastaDiva, attraversando una fase di profondo sconforto personale.

 

Il ritorno a Roma e una fragilità mai nascosta

 

Dopo un breve rientro in Sicilia, segnato – come lui stesso aveva raccontato più volte sui social – da contrasti familiari e solitudine, Bruno era tornato a Roma, la città che quindici anni prima lo aveva accolto e che era diventata la sua seconda casa. Nonostante le difficoltà, chi gli era vicino racconta di una persona che cercava sempre di rialzarsi, anche grazie al sostegno degli amici.

Quel sostegno, però, non è bastato a fermare il gesto estremo avvenuto nel fine settimana.

 

La morte a Roma e l’indagine

 

Il corpo senza vita di Bruno Gagliano è stato trovato sul balcone del palazzo in cui viveva, in via Apiro, nella zona di Castel Giubileo, a Roma. Secondo quanto riportato da Open Online, l’uomo si sarebbe gettato dal nono piano dell’edificio. Una ricostruzione che rende ancora più drammatico il racconto di una sofferenza che Bruno non aveva mai nascosto.

 

La raccolta fondi e le polemiche

 

Nelle ore successive alla notizia, la sorella Chiara Gagliano ha avviato una raccolta fondi per coprire le spese necessarie al rientro della salma da Roma ad Alcamo, “affinché possa tornare nella sua terra e ricevere l’ultimo saluto dai suoi affetti”. In meno di 24 ore hanno donato oltre 400 persone.

Ma attorno alla raccolta si è rapidamente accesa una polemica. Sui social, alcuni hanno ricordato come Bruno, in passato, avesse raccontato pubblicamente una distanza dalla famiglia, soprattutto dopo la morte della madre. A intervenire è stata anche Taffo, nota agenzia di onoranze funebri, che ha sollevato dubbi sull’innalzamento del tetto massimo della raccolta, passato da 7.000 a 20.000 euro, invitando gli utenti a non donare.

 

La risposta della sorella: “Trasparenza su ogni spesa”

 

Nel pomeriggio, Chiara Gagliano è intervenuta chiarendo la vicenda: la raccolta fondi, ha spiegato, era stata pensata per coprire non solo il trasporto della salma, ma anche sepoltura, acquisto del posto cimiteriale, spese comunali, camera ardente a Roma e altri costi connessi. L’aumento automatico del tetto sarebbe stato causato da un meccanismo della piattaforma GoFundMe.

Ha inoltre assicurato che verrà fornita documentazione di tutte le spese sostenute e che parte delle donazioni potrebbe essere destinata a iniziative a favore della comunità LGBTQIA+ e di realtà che si occupano di dipendenze.

 

 

Il ricordo di Alcamo e della comunità drag

 

Il Comune di Alcamo ha espresso ufficialmente il proprio cordoglio, ricordando Bruno come una figura artistica di rilievo nazionale. Ma il ricordo più toccante arriva dagli amici e dai colleghi di palco.

Tra questi, Enrico La Rocca, in arte La Diamond, vincitrice di Drag Race Italia, che ha condiviso un lungo messaggio di addio: un racconto di anni vissuti insieme tra musica, stoffe, sogni, arte e fragilità condivise. Un’amicizia che va oltre il palcoscenico.

 

Le parole di Bruno sulla depressione, oggi più pesanti che mai

 

Il 29 agosto scorso, Bruno aveva ricordato sui social l’anniversario del suo ricovero in un reparto di psichiatria. Parole lucidissime, oggi dolorose, in cui denunciava l’incapacità collettiva di comprendere la depressione, la tendenza a ridurla a pigrizia o tristezza, il silenzio imposto su temi come il suicidio.

“Dobbiamo allenare l’empatia e la gentilezza”, scriveva. “A volte basta un piccolo gesto, una parola, la semplice vicinanza”.

Cinque mesi dopo, quelle parole suonano come un testamento civile e umano.

 

Una storia che interroga tutti

 

La morte di Bruno Gagliano non è solo una tragedia personale. È una storia che parla di salute mentale, di solitudine, di identità, di comunità che provano a sorreggersi ma non sempre riescono a farlo in tempo. E lascia una domanda aperta, scomoda, necessaria: quanta strada c’è ancora da fare per non lasciare sole le persone quando il dolore diventa invisibile?



Cronaca | 2026-01-27 23:33:00
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