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27/01/2026 07:55:00

Marsala: in due assolti dall'accusa di bancarotta fraudolenta. A giudizio un 40enne

Seppur con la formula del secondo comma dell’articolo 530 del codice di procedura penale (quando la prova manca o è insufficiente o contraddittoria), il giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Marsala Matteo Giacalone ha assolto, in abbreviato, due marsalesi dall’accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, mentre un terzo imputato è stato rinviato a giudizio. Il procedimento è scaturito dalle indagini sul fallimento (decretato dal Tribunale 2021) della società “A.L.P. Immobiliare srl”, con sede in contrada Cuore di Gesù. 

 

Ad essere assolti sono stati Michele Lombardo, di 64 anni, e Pietro Errante, di 45. Per entrambi il pm Giuseppe Lisella aveva invocato la condanna a tre anni e tre mesi di reclusione, ma le argomentazioni dell’avvocato difensore Luigi Pipitone hanno convinto il giudice, che ha assolto Errante e Lombardo. Nelle sue memorie difensive, l’avvocato Pipitone ha affermato che “l'intero castello accusatorio si regge su due fragili e fallaci sillogismi: che la delega bancaria equivalga alla gestione di fatto dell'intera società e che il prelievo di contanti equivalga a distrazione. Entrambe le equazioni – ha sostenuto il legale - sono smentite dai principi giuridici e, soprattutto, dalle evidenze processuali, prima fra tutte la chiara e inequivocabile valutazione del curatore fallimentare”. Ha scelto, invece, il rito ordinario, ed è stato rinviato a giudizio (prima udienza, in Tribunale, il 17 marzo) il 40enne petrosileno Natale Marino. A difenderlo è l’avvocato Arianna Rallo. Secondo l’accusa, i tre imputati (Marino nella sua qualità di amministratore e socio unico, Errante e Lombardo come amministratori “di fatto”) avrebbero causato il fallimento della società con “operazioni dolose” consistite nella “distrazione” e “dissipazione” di beni e risorse finanziarie valutate complessivamente in circa 223 mila euro. 

 

Ciò mediante cessione di impianti e macchinari, che non sarebbero state documentate contabilmente, incasso di somme da clienti vari, sottrazione dalla società di disponibilità liquide. Inoltre, sempre secondo l’accusa, sarebbero state sottratte, distrutte o falsificate, almeno in parte, libri e scritture contabili. E ciò per non consentire la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari. Nel procedimento è parte offesa il curatore fallimentare, l’avvocato Camilla Alabiso.



Giudiziaria | 2026-01-27 09:31:00
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