È successo ieri sera, su una delle arterie più delicate di Trapani: la via Erice-Mazara ha ceduto di colpo. L’asfalto si è aperto come una lingua sollevata dal sottosuolo e una Citroën è rimasta incastrata con una ruota dentro la voragine, tra acqua che affiora, pietrame e lastre di carreggiata spezzate. Le altre auto si sono fermate di colpo, con i fari puntati su una scena che, per molti residenti, era solo questione di tempo.
Qui da quasi due anni si perde acqua in modo continuo, circa quattro litri al secondo. Una dispersione costante che ha scavato sotto la strada, indebolendo il sottosuolo fino al cedimento di ieri stasera. “Tanto tuonò che piovve”, verrebbe da dire: il crollo arriva dopo segnalazioni, disagi, restringimenti di carreggiata e una circolazione resa sempre più precaria.
Un anno fa era arrivata anche una multa della Polizia Stradale al Comune di Trapani per il mancato ripristino e per le condizioni di pericolo: una sanzione da 866 euro, contestata ai sensi dell’articolo 21 del Codice della strada, scattata dopo i solleciti del Libero Consorzio comunale, proprietario della strada provinciale, che aveva diffidato Palazzo D’Alì a mettere in sicurezza e rifare l’asfalto. Sul piano formale, dunque, il problema della carreggiata era già stato nero su bianco.
Intanto, dal Comune fanno sapere che la perdita sarebbe riconducibile a Siciliacque, gestore della grande adduzione idrica. Un chiarimento tecnico che però conta poco per chi ogni giorno percorre quella strada: la carreggiata ha ceduto, un’auto è finita dentro lo squarcio e il rischio per automobilisti e motociclisti è evidente.
Il punto, per i cittadini, è uno solo: non è soltanto una questione di competenze o di rimpalli amministrativi, ma di sicurezza quotidiana. Due anni di acqua che scorre sotto l’asfalto hanno prodotto il risultato più temuto. Ora la via Erice-Mazara paga il prezzo dell’attesa.