Immaginate di essere derubati del vostro portafoglio, dei vostri documenti e quindi – sì, insomma – della vostra identità.
Perché questo è successo a una cittadina castelvetranese, pochi giorni fa, in trasferta a Roma. Immaginate ora di fare quello che chiunque dovrebbe fare in questo caso: sporgere subito denuncia. Ecco, immaginate adesso – ed è l’ultimo sforzo di fantasia – di sentirvi rispondere che la denuncia «non si può fare» perché mancano gli agenti.
È una storia che inizia appunto nella Capitale, ma che in realtà supera ben presto i confini del centro Italia e arriva fino a qui, in Sicilia. E ci parla di un disservizio che, dalla Stazione Termini di Roma, giunge fino a Piazza della Giustizia a Castelvetrano, sede del Commissariato locale.
Domenica scorsa, M.R. subisce il furto del portafoglio sulla metropolitana di Roma. All’interno ci sono i documenti d’identità, la patente e il tesserino professionale. Da quel momento, la priorità assoluta è quella di sporgere denuncia, unico scudo legale per prevenire un potenziale uso illecito dei propri dati e tutelarsi contro il rischio – quanto mai attuale – di un furto d’identità.
Ma il resoconto delle ore successive è un susseguirsi di dinieghi e di “porte in faccia”, che hanno costretto M.R. a rivolgersi via PEC alla Polizia e alla Procura per segnalare il fatto, senza comunque ottenere riscontro.
«Alla Stazione Termini di Roma mi hanno suggerito di parlare con gli agenti di Fiumicino, visto che il volo di ritorno sarebbe partito a breve».
Ma a Fiumicino, superate le 20:00, l’ufficio della Polizia chiude al pubblico. «Sono arrivata a Castelvetrano all’una di notte, ma dal citofono la polizia mi ha fatto sapere che potevo denunciare soltanto dopo le nove del mattino».
Ma il giorno successivo, e quello dopo ancora, la situazione non cambia. «Mi hanno detto che non c’era nessuno a raccogliere la denuncia, che l’unico addetto a questa mansione era fuori servizio e che sarebbe ritornato dopo mezzogiorno». Mezzogiorno che arriva, e passa, senza che sia stata ancora formalizzata una denuncia.
«Sono andata anche dai Carabinieri, e mi hanno detto la stessa cosa: ‘il collega non c’è, torni più tardi’. E poi ancora dopo qualche ora, e infine il giorno dopo ‘in tarda mattinata o nel pomeriggio’».
Quattro giorni di attesa, insomma, per denunciare il furto di documenti sensibili. Un tempo per certi versi infinito, che ha lasciato una cittadina in uno stato di assoluta vulnerabilità, mentre la sua identità – professionale e personale – resta, di fatto, nelle mani di ignoti.
Daria Costanzo