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30/01/2026 09:30:00

Mafia, pizzo e slot tra Carini e Terrasini: 36 imputati a processo, anche il sindaco

Finiscono a processo in 36, compreso il sindaco di Terrasini Giosuè Maniaci, eletto con Fratelli d’Italia, nell’ambito di uno dei tronconi del maxiblitz antimafia che l’11 febbraio 2025 portò a 180 arresti tra Palermo e provincia. Ventisei imputati hanno scelto il rito abbreviato, mentre gli altri dieci affronteranno il dibattimento ordinario.

Il procedimento riguarda boss e gregari delle famiglie mafiose di Carini e Terrasini, appartenenti al mandamento di San Lorenzo. L’inchiesta è coordinata dai sostituti procuratori Giovanni Antoci e Giacomo Brandini e si concentra su traffico e spaccio di droga, gestione delle scommesse, slot machine ed estorsioni.

Tra gli imputati che hanno scelto il dibattimento davanti al gup Marco Petrigni figurano, oltre al sindaco Maniaci, Salvatore Trentacoste, Antonino Zitelli, Giuseppe Passalacqua, Angelo e Roberto Barone, Luca Lentini, Alfonso e Salvatore D’Anna e Giuseppe Valgellini.

Optano invece per il rito abbreviato: Benedetto Bacchi, Giuseppe Basile, Mirko Bevilacqua, Emanuele Bommarito, Vito Cardinale, Giuseppe Caruso, Salvatore Cataldo, Giuseppe Cosenza, Vincenza Dragotto, Umberto Ferrigno, Andrea Giambanco, Vincenzo Guccione, Gianfilippo Libonati, Giuseppe Lo Duca, Mirko Lo Iacono, Guido Massaro, Davide Minore, Salvatore Minore, Giuseppe Pisciotta, Salvatore Prano, Stefano Angelo Randazzo, Gioacchino Riella, Giovanni Romano, Giuseppe Stanzione, Alessio Steri e Alfonso Zinna.

 

L’accusa a carico del sindaco

La posizione del primo cittadino di Terrasini è emersa solo con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini. Maniaci è accusato di aver favorito l’affidamento di un subappalto da 149.972,98 euro per i lavori di riqualificazione del lungomare Peppino Impastato, senza la necessaria autorizzazione dell’autorità competente.

Secondo la Procura, Antonino Zitelli, per conto delle società Nebrodi Costruzioni Generali srl e Coimpredil srl, affidatarie dell’appalto principale da oltre 691 mila euro, avrebbe concesso il subappalto alla Ot Costruzioni e Impianti srl. L’operazione sarebbe avvenuta – sempre secondo l’accusa – in concorso morale e materiale con Maniaci e con Salvatore Trentacoste, legale rappresentante della Ot Costruzioni. Il fatto contestato risalirebbe al 15 aprile 2024.

 

La reazione politica: il Pd chiede le dimissioni

Dopo il rinvio a giudizio, è arrivata la presa di posizione del circolo del Partito Democratico di Terrasini, che chiede al sindaco di valutare le dimissioni.

“Pur nel rispetto del principio di presunzione di innocenza – si legge nella nota – riteniamo necessario e opportuno, al fine di tutelare la serenità dell’azione amministrativa, l’autorevolezza delle istituzioni e l’interesse dell’intera comunità, che il primo cittadino valuti l’ipotesi delle proprie dimissioni”.

Secondo il Pd, le dimissioni consentirebbero di evitare ricadute negative sul funzionamento dell’ente e sulla fiducia dei cittadini. I dem chiedono inoltre che il Comune di Terrasini si costituisca parte civile, sottolineando che la vicenda non riguarda solo il sindaco ma l’interesse pubblico dell’intera comunità.

 

Maniaci: “Sono sereno, ho fiducia nella magistratura”

Dal canto suo, il sindaco Giosuè Maniaci respinge le accuse e si dice tranquillo.

“Era scontato che l’opposizione chiedesse le mie dimissioni – afferma – ma io sono sereno ed ho piena fiducia nella magistratura. Spiegherò insieme ai miei legali tutto l’iter del subappalto, certo di avere sempre agito in buona fede e con la coscienza a posto per risolvere i problemi e realizzare le opere in questo paese”.

Maniaci assicura inoltre che il processo non inciderà sulla sua attività amministrativa, che intende portare avanti “con grande serenità e senza alcun timore”.

Un’inchiesta pesante, dunque, che torna a far luce sul tentativo di riorganizzazione di Cosa nostra tra affari illeciti, droga e infiltrazioni nell’economia e nella pubblica amministrazione, mentre sul piano politico a Terrasini si apre ora una fase di forte tensione istituzionale.