A metà dicembre si è tenuta a Brescia una manifestazione vietata, organizzata dal Comitato Remigrazione e Riconquista, fondato da CasaPound Italia, Rete dei Patrioti e da fazioni scisse di Forza Nuova: Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani, tutte organizzazioni di ispirazione neofascista.
Il loro pensiero politico è quello della “riconquista” delle città, della difesa del territorio e del contrasto al degrado sociale e culturale, ritenuto – nella loro narrazione – causato dagli extracomunitari. La “remigrazione”, ossia l’espulsione, il ritorno forzato o la deportazione di persone immigrate, immigrati di seconda generazione o, più in generale, persone di origine straniera nel Paese di provenienza, non riguarda solo chi non avrebbe diritto a vivere in Italia, ma tutti.
L’intento dichiarato è la salvaguardia della civiltà e dell’identità italiana, considerate ideali da proteggere. Il Comitato, come si legge sul sito web, «non si limita a porsi come semplice soggetto di iniziative politiche: esso ambisce a diventare il punto di riferimento nazionale per tutti coloro che, negli anni, si sono opposti alla dilagante sostituzione demografica e culturale, offrendo loro una piattaforma concreta e strategica per trasformare una visione comune in azioni incisive».
Un sostenitore che ha partecipato a incontri di queste realtà è il vicesegretario della Lega Roberto Vannacci. Il Comitato ha trovato sponda anche nel deputato del Carroccio Domenico Furgiuele, che il 30 gennaio aveva organizzato una conferenza stampa alla Camera per presentare la proposta politica del movimento.
L’incontro non si è svolto perché i deputati di Pd, M5S, Avs e Azione hanno occupato tutti i posti disponibili della sala, motivando l’azione con questa dichiarazione: «I fascisti non possono entrare nelle istituzioni democratiche perché la nostra Costituzione è antifascista». La Presidenza di Montecitorio ha quindi annullato l’evento per ragioni di ordine pubblico.
La vicenda ha creato forti tensioni. Furgiuele ha tentato di entrare ugualmente a Montecitorio, ma è stato fermato. La delegazione del Comitato, all’esterno della Camera, ha incontrato la stampa. Marsella, esponente di CasaPound, ha dichiarato: «L’antifascismo è mafia». Vannacci ha protestato affermando: «Oggi a Montecitorio è morta la democrazia».
L’episodio ha fatto riemergere l’annosa questione delle origini della legge fondamentale dello Stato, figlia della Resistenza e quindi, per storici e giuristi, «antifascista nell’anima». La XII disposizione transitoria e finale della Costituzione stabilisce infatti, al primo comma, che «è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista».
Nonostante la chiusura di alcune sedi locali di CasaPound – come a Bari nel 2018 – lo scioglimento nazionale resta un processo complesso. Il movimento, nel 2019, si è formalmente dissolto, tornando alle origini della sua fondazione nel 2003 come movimento politico. E, citando Eraclito, panta rei.
Evidentemente l’opposizione teme che il progetto concreto, non astratto, della remigrazione rappresenti un ritorno a un passato funesto e ha scelto lo strumento democratico della disobbedienza civile per evitarne la propaganda. Nessun vulnus democratico, perché proprio alla Camera Giacomo Matteotti, nel celebre discorso del 30 maggio 1924, pochi giorni prima di essere rapito e ucciso il 10 giugno dai fascisti – omicidio di cui Mussolini rivendicò la responsabilità politica – denunciò con coraggio brogli, intimidazioni e violenze utilizzate per vincere le elezioni del 1924, chiedendone l’annullamento e smascherando la natura criminale del regime.
Cari Vannacci e Marsella, potete professare liberamente il vostro credo neofascista, ma il passepartout di una delle case della democrazia, anche no, grazie.
Vittorio Alfieri