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01/02/2026 17:22:00

Cristiani LGBT+ Sicilia incontrano i vescovi dell’Isola, prima volta in Italia

Un incontro che segna un primato nazionale. Lo scorso 13 gennaio, in occasione della Giornata mondiale del dialogo tra religioni e omosessualità, il movimento Cristiani LGBT+ Sicilia ha incontrato per la prima volta i vescovi delle diocesi siciliane. È la prima esperienza del genere in Italia, un passaggio che apre un canale di confronto diretto tra Chiesa e credenti LGBT+.

 

Il gruppo, nato in Sicilia nel 2021, si è presentato ai presuli con una lettera che racconta l’origine del percorso: «Nasciamo da un silenzio, da domande rimaste sospese e da cammini interiori spesso vissuti in solitudine». Un silenzio che, spiegano, ha spinto molte persone a cercare risposte fuori dalle proprie parrocchie.

 

I Cristiani LGBT+ Sicilia si definiscono credenti pienamente inseriti nella vita ecclesiale: giovani e adulti impegnati nelle parrocchie, nei gruppi giovanili, nell’Azione cattolica, nello scoutismo, nel catechismo e nei cori liturgici. «Non siamo qui come rappresentanti di ruoli – scrivono ai vescovi – ma come cristiane e cristiani LGBT+». L’acronimo, precisano, non indica un’ideologia, ma identità diverse che condividono una complessità umana, sociale e religiosa.

Il nodo centrale è una domanda che molti si sono posti tra il 2015 e il 2020: è possibile conciliare fede cristiana e omosessualità? La risposta, raccontano, è arrivata anche grazie all’incontro con realtà nazionali come il Progetto Gionata, che ha permesso loro di scoprire gruppi di cristiani LGBT+ e cammini di preghiera, formazione e pellegrinaggio. «È stato come tornare a respirare», spiegano.

Da qui la scelta di costruire un cammino radicato in Sicilia, sostenuto anche dal gruppo dei genitori “In viaggio per Emmaus”. Dal 2022 il movimento organizza ogni anno un ritiro formativo e spirituale, aperto non solo a persone LGBT+ e alle loro famiglie, ma anche a operatori pastorali e fedeli interessati a conoscere questa realtà. In alcune parrocchie siciliane, inoltre, il gruppo partecipa a veglie di preghiera nel mese di maggio, in occasione della Giornata contro l’omofobia e la transfobia.

 

Davanti ai vescovi, la richiesta è stata chiara e misurata: riconoscimento, accompagnamento e dialogo. «Non chiediamo privilegi né scorciatoie – hanno spiegato – ma di essere visti come parte viva della Chiesa». Tra gli obiettivi indicati anche quello di superare pratiche dannose come le terapie riparative, ritenute lesive della dignità delle persone e prive di fondamento scientifico.

L’incontro non chiude un percorso, ma ne apre uno nuovo. «Il nostro è un cammino ancora in discernimento – concludono – ma vogliamo che sia un cammino dentro la Chiesa». Un passaggio che, almeno in Sicilia, rompe un silenzio durato anni.