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03/02/2026 06:00:00

Il caso della fognatura sulla spiaggia di Triscina

«La fognatura di Triscina è un’opera necessaria, ma oggi non si può ignorare la fragilità delle nostre coste». A rinfocolare il dibattito sulla questione della fognatura a Triscina di Selinunte è adesso l’On. M5S Cristina Ciminnisi, che in un ultimo comunicato stampa chiede – come già aveva fatto a maggio 2025 in un’interrogazione parlamentare – «massima attenzione sulle modalità di realizzazione».

La deputata regionale punta il dito contro il silenzio del Governo rispetto ai dubbi sollevati mesi fa, ben prima che il ciclone Harry flagellasse il litorale trapanese – a conferma della vulnerabilità insita nel territorio e nei suoi progetti di riqualificazione.

 


Le parole di Ciminnisi arrivano dopo le già forti dichiarazioni di Italia Nostra, l’associazione ambientalista che, a questo proposito, ha lanciato un grido di allarme e avanzato la richiesta di «spostare la fognatura dalla spiaggia». Ma il timore di danno ambientale non è però figlio solo degli eventi meteorologici estremi di questi giorni. In tempi non sospetti, sia l’Associazione Codici Ambiente che Legambiente avevano parlato – senza mezzi termini – di «bomba ecologica», di un rischio catastrofe a cui, in effetti, nelle ultime settimane siamo andati molto vicini.


Del resto, c’è in tutto questa una grande e amara verità: le vasche di raccolta della fognatura si trovano oggi a pochi passi dalla battigia. E per capire perché i tubi passino così vicini alla riva, bisogna guardare alle mappe di Triscina ma, soprattutto, alla sua storia urbanistica. Fatta, com’è noto, di abusivismo e sanatorie. 
 

Il Sindaco di Castelvetrano Giovanni Lentini, in risposta alle polemiche, ha spesso ricordato come il progetto sia blindato dai pareri positivi di VIA (la Valutazione di Impatto Ambientale) e VAS (la Valutazione Ambientale Strategica), nonché dall’approvazione dell’Assessorato Regionale al Territorio. In un video di Castelvetranonews del maggio 2025 si spingeva anche oltre, sottolineando «ironicamente» che «in Italia ci sono sessanta milioni di ingegneri, di esperti di fognatura e di esperti ambientali».
 

Sarà forse anche vero questo; bisogna dire però che qualcosa stona nel progetto della fognatura, il che emerge leggendo le carte dell’approvazione, che – lo ricordiamo – risale al 2015. La Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani, per esempio, aveva dato il suo assenso a condizione che venissero rispettate «certe prescrizioni», allo scopo di «contenere quanto più possibile la trasformazione dei luoghi naturalistici interessati».
 

Tra queste, per esempio, «l’obbligo di posizionare la linea fognaria lungo l’arenile a una distanza inferiore ai 4 metri dalle abitazioni esistenti». Una prescrizione che è stata poi ripresa dall’Assessorato Regionale, e inserita nel suo documento di approvazione tra le condizioni necessarie per poter dare il via al progetto.
 

Come si arriva, allora, alla fognatura in spiaggia? È qui che la questione si complica e diventa – in qualche modo – anche politica. La fognatura è costretta sulla spiaggia perché deve servire abitazioni che si trovano a pochi passi dalla battigia. Abitazioni legali, come ha tenuto a sottolineare il sindaco in un recente video. Legali, o meglio sanate, perché – essendo state costruite prima del 1976, cioè l’anno in cui entrarono in vigore i vincoli di inedificabilità assoluta – godono, di fatto, del principio di non retroattività delle leggi.  
 

Detto in altre parole, visto la legge italiana non può punire oggi chi ha costruito seguendo le norme (o la mancanza di esse) di cinquant'anni fa, quelle case a pochi metri dalla riva devono restare dove sono. Il progetto, dunque, si piega alla normativa; la natura, però, no. E il problema della fognatura resta.
 

Come sottolinea l’on. Ciminnisi, «Continuare a progettare come se il territorio fosse stabile è un errore». Ma se si accetta l’ammissibilità delle case sul mare sulla base dei principi di legge, si accetta implicitamente il rischio ambientale di una fognatura progettata proprio per servire quelle stesse case. Ed è una posizione politica, questa, che ha più valore di un comunicato stampa.

 

Nel frattempo il sindaco Lentini, ospite a RCV Radio Network, fa sapere di aver preso coscienza che, proprio in considerazione di nuove possibili emergenze climatiche, «la previsione progettuale che finora era in campo e che è in fase di progettazione non va bene». Tradotto, il progetto va rivisto.

Ci sarebbe la possibilità di una soluzione diversa», aggiunge. E sarebbe per questo in programma una nota indirizzata al commissario dello Stato che gestisce l’opera, all’Assessorato Regionale all’energia e ai servizi pubblici, al Presidente della Regione e anche il Ministro delle Infrastrutture. L’obiettivo dichiarato è ora quello di ‘spostare’ le opere previste sulla battigia verso un luogo più sicuro.

Una scelta che, se portata a termine, segnerebbe un punto di equilibrio fondamentale tra il diritto ai servizi dei cittadini e la necessità indifferibile di proteggere la costa di Triscina.
 

Daria Costanzo
 



Ambiente | 2026-02-03 06:00:00
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