Un giorno straordinario non è un libro che chiede di essere semplicemente letto, ma attraversato. Fin dalle prime pagine è chiaro che ci si trova davanti a una storia che lavora in profondità, con una delicatezza rara e una consapevolezza narrativa che rifiuta scorciatoie emotive e facili consolazioni.
La vicenda di Alice, bambina che vive in una libreria e scopre l’esistenza del Regno delle Storie Perdute, si muove sul confine sottile tra reale e simbolico. Ma ciò che rende il romanzo davvero significativo non è l’impianto fantastico in sé, quanto l’uso che Manuela Randazzo fa dell’immaginazione come strumento di esplorazione interiore. Ogni luogo attraversato, ogni creatura incontrata, ogni prova affrontata diventa la traduzione narrativa di un passaggio psicologico: una ferita che chiede di essere riconosciuta, una domanda che non può essere elusa.
Il cuore del libro risiede nella sua idea di storia: non come intrattenimento, ma come responsabilità. Le “storie perdute” non sono semplicemente racconti dimenticati, bensì parti di sé lasciate indietro — paure non nominate, desideri compressi, verità taciute per sopravvivere. In questo senso Un giorno straordinario parla ai giovani lettori con onestà e rispetto, senza semplificare l’esperienza emotiva, e allo stesso tempo interroga gli adulti, invitandoli a confrontarsi con ciò che hanno smesso di ascoltare dentro di sé.
La scrittura è misurata, evocativa, mai compiaciuta. Randazzo sceglie un linguaggio che non alza la voce, ma sa incidere. Non cerca l’effetto, ma la risonanza. C’è una cura evidente per il ritmo, per le immagini, per il valore del silenzio tra le parole. È proprio in questi silenzi che il testo trova spesso la sua forza maggiore, lasciando spazio al lettore per abitare la storia, non soltanto per seguirla.
I personaggi che accompagnano Alice — in particolare Sofia e Lina — sono costruiti con una profondità che va oltre il ruolo funzionale. Le relazioni diventano luoghi di trasformazione, non soluzioni. La madre non è idealizzata, l’amica non è salvifica: entrambe sono figure reali, complesse, capaci di sostenere senza sostituirsi. Una scelta narrativa che conferisce al romanzo una maturità rara nella letteratura rivolta ai più giovani.
Dal punto di vista pedagogico, Un giorno straordinario compie una scelta coraggiosa: non insegna cosa pensare, ma invita a imparare come stare nelle domande. Il coraggio di cui parla non è eroico, ma quotidiano; non è vincere, ma restare; non è sapere tutto, ma accettare di non avere risposte immediate. Un messaggio potente, soprattutto in un tempo che premia la velocità e la certezza.
In definitiva, Un giorno straordinario è un libro che cresce con chi lo legge. Può essere accolto come storia di formazione, come fiaba contemporanea, come riflessione sul potere delle parole e sul valore dell’ascolto. Ma, soprattutto, è un libro che lascia tracce. Non perché prometta rivelazioni, ma perché apre spazi. E in quei vuoti, in quelle soglie appena accennate, il lettore trova qualcosa che gli appartiene.
È raro imbattersi in un esordio così consapevole, capace di tenere insieme immaginazione e profondità psicologica senza mai perdere autenticità. Un giorno straordinario non cerca di stupire: sceglie, più coraggiosamente, di restare. E proprio per questo, resta.
L’autrice
Manuela Randazzo (Palermo, 1984) è docente di sostegno, guida turistica abilitata, studiosa e autrice. Laureata con lode in Lettere Classiche e in Scienze dell’Antichità presso l’Università di Palermo, ha conseguito un Master di II livello in Libro, documento, patrimonio antropologico e il Diploma di Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso la Scuola Vaticana.
Ha svolto attività di ricerca, catalogazione e valorizzazione del patrimonio culturale in diversi enti e istituzioni — tra cui il Museo Archeologico “A. Salinas” di Palermo e la Biblioteca “Ludovico II De Torres” di Monreale — e lavora da anni nei settori dell’insegnamento, del turismo e della comunicazione culturale.
Dal 2016 collabora con La Voce di New York, firmando articoli e reportage dedicati alla Sicilia, alla memoria, al paesaggio e alla storia artistica e spirituale dell’isola. La sua scrittura, limpida e visionaria, intreccia rigore storico e tensione poetica, restituendo al lettore un’idea alta e sensibile della parola come forma di conoscenza. Vive a Marsala dal 2020.