Anche Marsala convive da decenni con un problema strutturale di dissesto del sottosuolo. Una realtà che non è paragonabile, per dimensioni e drammaticità, a quanto sta accadendo a Niscemi, dove una frana sta mettendo in ginocchio un intero centro abitato con oltre 1.600 sfollati. Ma che resta comunque una criticità seria, nota da anni, e mai affrontata in maniera definitiva.
Il sottosuolo marsalese è in larga parte cavo. Antiche cave di calcarenite, scavate nei secoli prima come ipogei e tombe, poi per l’estrazione del tufo, attraversano una vasta area urbana e periurbana: dallo stadio all’ex Circonvallazione, da Amabilina a via Salemi, fino a piazza Caprera e via Napoleone Colajanni. Molte di queste cavità sono state abbandonate da oltre mezzo secolo, senza un censimento completo e senza un monitoraggio strutturale.
Negli ultimi trent’anni, queste fragilità si sono manifestate più volte con frane e voragini. Nel 2013, in contrada Amabilina, si aprì uno degli sprofondamenti più gravi mai registrati a Marsala: un’area di circa 100 per 70 metri, con una profondità fino a 15 metri, formatasi a pochi minuti di distanza dal passaggio del proprietario del fondo agricolo. Nello stesso anno, via Salemi fu interessata da una voragine di oltre 2.000 metri quadrati e profonda circa 30 metri. Sempre nel 2013, via Tunisi franò due volte nel giro di quindici giorni, coinvolgendo mezzi pesanti e mettendo a rischio la vita di operatori e automobilisti.
Episodi simili si sono ripetuti più volte nel corso degli anni, sempre nelle stesse zone: via Napoleone Colajanni nel 2017, Timpone d’Oro negli anni ’90, via Istria, il cedimento che nel 2011 portò alla chiusura del Panatletico per diversi anni. Nel 2021 la scuola Pestalozzi, in piazza Caprera, è stata chiusa per qualche anno in seguito a una verifica speleologica che aveva evidenziato la presenza di cavità sotto la struttura, ritenute pericolose per la sicurezza.
In diversi casi si è sfiorata la tragedia, ma senza vittime solo per puro caso.
Un quadro che trova conferma nello studio dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientaleintitolato “Voragini in Italia. I Sinkholes e le cavità sotterranee: ricerca storica, metodi di studio e intervento”, che dedica un focus specifico proprio a Marsala, con particolare riferimento allo sprofondamento di Amabilina del 2013.
Secondo lo studio, le cave sotterranee marsalesi sono state realizzate a profondità variabili, fino a 25 metri, seguendo la tecnica a “camere e pilastri”. Con l’abbandono dell’attività estrattiva, avvenuto tra gli anni ’60 e ’70, molte cavità hanno iniziato a mostrare segni evidenti di instabilità: degrado delle volte, indebolimento dei pilastri, fratturazioni della roccia. A questo si aggiunge un elemento decisivo: l’acqua.
L’Ispra evidenzia come le infiltrazioni di acqua piovana abbiano un ruolo determinante nell’innesco degli sprofondamenti. Nel caso di Amabilina, ad esempio, nel solo mese di novembre 2013 caddero 119 millimetri di pioggia, pari al 16% dell’intero accumulo annuo. L’acqua ha accelerato la migrazione dei vuoti verso l’alto, portando al cedimento progressivo dei pilastri e al collasso finale della volta della cava.
Lo studio sottolinea anche un altro aspetto critico: la perdita di memoria storica delle cavità. Molte cave erano note in passato, citate persino in atti di vendita dei terreni, ma col tempo se ne è persa traccia. Oggi non si conoscono né l’estensione né lo stato di conservazione di gran parte dei vuoti sotterranei, né se questi proseguano sotto edifici, strade o infrastrutture.
«È indispensabile una mappatura totale delle cave sotterranee, che oggi ancora manca», dichiarava nel 2017 il geologo Marco Vattano, del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo.
Senza un censimento completo, spiegava Vattano, ogni intervento resta parziale. «Il Comune di Marsala da solo non può affrontare un’operazione di questa portata: servono risorse importanti e un sostegno sovracomunale, anche europeo».
Negli anni, dopo le grandi frane, sono stati avviati studi, convenzioni e interventi localizzati, come il consolidamento di alcune cavità in via Salemi. Ma non si è mai arrivati a un progetto complessivo di messa in sicurezza dell’intero territorio urbano.
Il confronto con Niscemi è un monito. Lì una frana lenta e continua sta trascinando via interi quartieri. Marsala, finora, è stata fortunata. Ma la storia delle sue voragini dimostra che il rischio non è teorico. È reale, conosciuto, documentato.
Non capita spesso. Quest'anno San Valentino cade di sabato, in pieno Carnevale, e per una volta le chiacchiere condividono la vetrina con i dolci dell'amore.Alla Pasticceria Savoia di Marsala, la coincidenza significa...
A Eraclea Minoa, nel corso dell’ultima mareggiata, un privato ha deciso di intervenire autonomamente per proteggere un ristorante costruito direttamente sulla spiaggia, a pochissimi passi dal bagnasciuga. Senza alcuna autorizzazione, sono...
Il mazarese Leonardo Falco è stato confermato all’unanimità segretario generale della Uila di Trapani, in occasione dell’ottavo congresso di categoria che si è svolto stamattina a Trapani. Sono...
L’associazione civica per il territorio Città Territorio Marsala ha presentato le proprie osservazioni al Piano Urbanistico Generale (PUG), ponendo l’attenzione su alcuni nodi ritenuti cruciali per il futuro assetto della...
Il Liceo Artistico “Don Gaspare Morello” di Mazara del Vallo apre ancora una volta le porte a studenti e genitori per un’altra giornata dedicata all’orientamento e alla scoperta della sua ampia offerta...