Smartphone e distrazione possono portare a gravi incidenti stradali. Un gesto ormai automatico, apparentemente innocuo, che però può trasformarsi in tragedia nel giro di pochi secondi. Il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASP di Trapani torna a richiamare l’attenzione sui rischi legati all’uso improprio delle tecnologie digitali, puntando il focus su una delle abitudini più diffuse e sottovalutate: utilizzare lo smartphone mentre si guida o si cammina.
Il podcast
Il tema è al centro del podcast “Oltre lo schermo. Liberi dalla dipendenza dallo smartphone” e di una serie di reel divulgativi, nei quali esperti analizzano l’impatto dell’iperconnessione sulle nuove generazioni e sulla sicurezza quotidiana. A intervenire sono la dottoressa Monia Monteleone, infermiera del Dipartimento di Salute Mentale, e il dottor Emilio Donato, esperto informatico. Il quadro che emerge è tutt’altro che rassicurante: “Lo smartphone è diventato una vera e propria estensione del nostro corpo – spiega Donato – ma usarlo nei momenti sbagliati, come alla guida o mentre si attraversa una strada, è un comportamento altamente irresponsabile. Non è lo strumento a essere pericoloso, bensì l’uso che ne facciamo”.
L’allarme: rischio di incidente
I numeri confermano l’allarme. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’utilizzo del telefono cellulare mentre si guida quadruplica il rischio di incidente. In Italia, una collisione su quattro è riconducibile a una distrazione legata allo smartphone.
Sottolinea Monteleone che “più colpiti sono i giovani adulti tra i 18 e i 34 anni, ma il fenomeno riguarda anche giovanissimi e over 50. Viviamo costantemente connessi e questo porta molte persone a guardare il telefono anche mentre guidano o attraversano la strada, spesso senza nemmeno rendersene conto”. E i casi concreti non mancano: “Abbiamo registrato episodi drammatici anche nel nostro territorio: un ragazzo investito mentre guardava un video su YouTube, un conducente coinvolto in un incidente durante una diretta Facebook, un autista di autobus che ha messo a rischio decine di passeggeri per leggere un messaggio. Non sono eccezioni, ma segnali di un problema reale e diffuso”.
La distrazione non riguarda solo chi è al volante, aggiunge Donato: “Camminare guardando lo smartphone riduce i tempi di reazione fino al 50%. Il cervello è come diviso tra due mondi, quello reale e quello virtuale, e il primo viene completamente ignorato”.
Cosa si può fare con la tecnologia e il ruolo della famiglia
La tecnologia, però, può anche diventare parte della soluzione. Funzioni come il “Non disturbare alla guida”, app dedicate e sistemi di sicurezza presenti nei veicoli aiutano a ridurre il rischio, ma non sono sufficienti da sole: “Serve soprattutto un cambiamento culturale”, avverte Donato.
In questa direzione si muove anche la proposta del Dipartimento di Salute Mentale: “Creare ambienti virtuali sicuri in cui i giovani possano sperimentare, anche solo in modo simulato, le conseguenze di un incidente è spesso più efficace di mille raccomandazioni teoriche. L’esperienza diretta lascia un segno profondo”.
Fondamentale resta il ruolo degli adulti e della famiglia: i bambini imparano osservando. Se un genitore guida con il telefono in mano, quel comportamento diventa normale. È nelle piccole azioni quotidiane che si costruisce una vera educazione alla sicurezza.
Il messaggio finale è semplice quanto potente: una notifica può aspettare, la vita no.