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06/02/2026 06:00:00

Trapani come una telenovela: maggioranza senza numeri, opposizione divisa, rebus Tranchida

“Se Atene piange, Sparta non ride”.
E se sostituissimo le due città greche con Marsala e Trapani, per descrivere le condizioni in cui versa la politica, il significato non si discosterebbe dall’originale.

 

Ormai da mesi, nel Consiglio comunale di Trapani si assiste a un minuetto, sovente e di buon grado: un’opposizione che, constatata l’insufficienza numerica della maggioranza a garantire il numero legale – e riscosso il gettone di presenza – abbandona l’aula per sottolineare come non siano autosufficienti per l’approvazione degli ordini del giorno.

 

Delibere che poi verranno comunque approvate in seconda convocazione, quando basterà un numero inferiore di consiglieri per validare la seduta.

 

Per buona misura, non appena la maggioranza si trova nelle condizioni di fare lo stesso, abbandona la minoranza in compagnia di se stessa e, talvolta, neanche.

 

La maggioranza del sindaco Giacomo Tranchida ha un problema, non da adesso e nemmeno di facile soluzione. La nomina dei due nuovi assessori in giunta, Andrea Genco e Giusy Poma, ha forzato ulteriormente una tensione con Trapani Tua, alias “gli amici di Turano”.

 

Alla lista rappresentata da Alberto Mazzeo sarebbe spettata infatti una carica assessoriale, come da manuale Cencelli.

 

Da tempo, in realtà, circolava il nome di Giovanni Carpinteri, senza che però il gruppo consiliare si decidesse a sciogliere la riserva e, quando incalzato, pare non abbia gradito.

Un gioco delle parti tutto interno alla maggioranza, che però è riflesso di un altro ben più alto e che si disputa tra i due leader di riferimento, Tranchida e Turano.

A proposito di liste e gruppi consiliari, la surroga appena votata della consigliera Monica Desideri, che segue le dimissioni, per motivi personali, di Baldo Cammareri (AVS), potrebbe rappresentare un’altra piccola scossa di assestamento. La Desideri, prima dei non eletti della lista “I Democratici” rappresentata dall’assessore Giuseppe Pellegrino, potrebbe coerentemente contribuire alla formazione del nuovo gruppo consiliare del PD, contando su Marzia Patti e Enzo Guaiana, mentre il gruppo “Rigenerazioni”, orfano di Cammareri, sembra stia dialogando, tra tanti, anche con Salvatore Braschi, per mantenere un peso specifico importante dentro la coalizione.

Altra questione spinosa è la vicepresidenza del Consiglio, attualmente ancora ricoperta da Andrea Genco, il quale si ritrova anche consigliere ed assessore. Una triplice funzione che le norme e i regolamenti non vietano, ma che è singolare anche per ragioni di opportunità.

A dirimere la questione potrebbe intervenire la norma regionale sugli enti locali che introduce la figura del consigliere comunale supplente nei comuni sopra i 15.000 abitanti, sospendendo il consigliere nominato assessore. Questa misura mira a garantire la piena rappresentanza nel Consiglio comunale durante il mandato assessoriale, subentrando il primo dei non eletti, ma solleva dibattiti sull’incompatibilità e sul libero mandato.

La vicepresidenza è peraltro un ruolo molto ambito, da quando l’abbandono dell’ex assessore Emanuele Barbara – oggi apparentemente fuori dai radar della politica cittadina – aveva posto concretamente la possibilità della nomina di Genco. Ruolo ambito da Franco Briale e, da voci di corridoio, anche dal consigliere di opposizione Salvatore Daidone.

Sulla disponibilità di quest’ultimo resta da vedere se incasserebbe realmente i numeri d’aula per l’elezione e se, quindi, questa proposta potrebbe essere una boutade funzionale a una verifica della tenuta dell’opposizione stessa.

Opposizione che, sempre da voci di corridoio – ma anche dagli umori percepibili in Consiglio comunale – non sembra reduce da una luna di miele. Non è un mistero che Fratelli d’Italia sia spaccato al suo interno e che Maurizio Miceli, da ex candidato a sindaco della coalizione di centrodestra, avrebbe dovuto essere il leader di questa minoranza.

Invece, se è vero che l’azione consiliare di parte delle opposizioni risulta essere molto attiva e puntuale nell’attività ispettiva, tanto da rappresentare spesso una spina nel fianco della maggioranza, è altrettanto vero che, in questi tre anni, non è riuscita a capitalizzare un dissenso organico e strutturale, scegliendo – per un tempo non troppo breve – di porsi come coda di un “futuro” teatrale.

Mentre il “futuro” è un tempo della politica che il presidente emerito Giuseppe Guaiana fatica a coniugare, ben ancorato al presente e ai suoi 1.500 voti di preferenza, che rappresentano un tesoretto di cui nessuna coalizione – né quella di centrodestra del 2023, né quella civica precedente – vorrebbe e potrebbe privarsi.

Su questi intrecci, talvolta faticosi e spesso appassionanti come una telenovela sudamericana, incombe l’interrogativo che orienterà le scelte di gran parte degli attori di Palazzo Cavarretta e Palazzo D’Alì: che farà Giacomo Tranchida?