Circolo del Cinema di Trapani: un avvio in grande stile
Anche per il 46° genetliaco del Circolo del Cinema di Trapani, aderente alla Federazione Italiana dei Circoli del Cinema, le aspettative dei soci sembrano destinate a non essere deluse. La novità più evidente di questa stagione è l’articolazione in tre turni di proiezione (non più due), accompagnata da una suddivisione tematica che pone al centro i rapporti sociali e sentimentali, attraverso una selezione filmografica attenta e coerente.
Indipendentemente dal carattere indipendente o meno delle produzioni, il punto di vista resta quello di registi provenienti da tutto il mondo. Lo stesso vale per la sezione Storie dal mondo, dove le vicende personali dei protagonisti si stagliano contro contesti geopolitici spesso limitanti: una geografia lontana solo in apparenza, perché i luoghi dell’anima raccontati sullo schermo risultano sorprendentemente vicini allo spettatore.
Il film di apertura, “100 litri di birra”, commedia italo-finlandese diretta da Teemu Nikki, introduce fin dalle prime scene la vita sgangherata di due sorelle produttrici di una birra deliziosa. Un racconto che, dietro l’apparente leggerezza, mette in scena un amore tossico tra sorelle, mascherato da un’atmosfera strafottente, intrisa di alcol e sensi di colpa che finiscono per imbrigliare le ali di entrambe. Il tanto desiderato – e al tempo stesso temuto – “voltare pagina” arriverà solo quando il tempo sembra ormai sul punto di scadere.
Il secondo titolo proposto, “Yannick” (nulla a che vedere con il tennista), è una breve commedia francese di appena 69 minuti che sorprende e commuove. Ambientata in un piccolo teatro parigino, viene letteralmente “presa in ostaggio” dall’irruzione del protagonista, interpretato da uno straordinario Raphaël Quenard. Pistola alla mano, Yannick interrompe una rappresentazione scialba e anonima per imporre la propria storia: una sceneggiatura improvvisata, sgrammaticata nella forma ma potentissima nel contenuto, capace di raccontare senza filtri solitudine e bisogno d’amore.
Con un’espressività che richiama i grandi del cinema muto, Quenard regala un finale che, con ogni probabilità, non lascia scampo alla malinconia. Un metateatro in pellicola che colpisce dritto al cuore e conferma la qualità della proposta culturale del Circolo.
L’avvio di stagione è dunque più che promettente. In attesa del prossimo film, resta la certezza – ormai consolidata – di essere ancora una volta positivamente spiazzati.
Giuseppe Giacalone

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